PAROLA AL TIFOSO – LA CICALA ROSSONERA E LA FORMICA ROSSOBLU

PAROLA AL TIFOSO – LA CICALA ROSSONERA E LA FORMICA ROSSOBLU

Parola al Tifoso (Fonte: pianetamilan.it)
Parola al Tifoso (Fonte: pianetamilan.it)
Per la rubrica, ampiamente dedicata ai supporter rossoneri, “Parola al tifoso”, oggi pubblichiamo la lettera di Giuseppe Morrone, appartenente al gruppo Facebook ‘Milan Chat‘:Doveva essere l’anno del riscatto. E, invece, la stagione stenta a decollare. Dopo quattordici gare di campionato, il Milan è solo settimo, fuori anche dall’Europa League, e con una media punti inferiore a quella del girone di ritorno della passata annata. Inzaghi, al momento, ha fatto meglio di Allegri, ma peggio di Seedorf. Il terzo posto si allontana e resta ancora alla portata della squadra rossonera, solo grazie alla disarmante mediocrità del nostro campionato.Eppure la dolce eco degli epinici che avevano accompagnato la vittoria casalinga con l’Udinese, contagiando un po’ tutto l’ambiente di casa Milan, sembrava non essersi affatto affievolita. “Poche squadre sono più forti di questo Milan”. Aveva sentenziato “Pippo nostro”, nella conferenza di ieri, dopo che Galliani in settimana aveva confermato l’assoluta competitività della rosa, riempiendo il bicchiere mezzo pieno del dopo – derby. Persino, Berlusconi, nella sua abituale visita “motivazionale” del venerdì a Milanello, si era lasciato andare ad un solenne panegirico, dispensando elogi e preconizzando gloria per tutti. Mentre sul Naviglio scorrevano fiumi di miele però , mastro Gasperini e i suoi, ad un centinaio di chilometri di distanza, masticavano filo spinato in allenamento, provando e riprovando schemi e trame di gioco, sbuffando, correndo, sudando.Da una parte, insomma, la cicala rossonera (come se aver vinto e convinto con i friuliani di Stramaccioni avesse di colpo risolto tutti i problemi e forgiato, come d’incanto, una squadra da sogno) dall’altra la formica rossoblu, profilo basso, testa china, e tanta voglia di lavorare e migliorarsi, per continuare a stupire. Come va a finire nella famosa favoletta lo sappiamo tutti. Fra Genoa e Milan è accaduto più o meno lo stesso. Il frinito della cicala rossonera si è esaurito nel primo tempo, con il solito Menez, croce e delizia, che gol e giocate semplici quasi sembra aborrirli, ipnotizzato da Perin. Intanto la formica rossoblu trovava un gol non bello, sicuramente rocambolesco, ma pur sempre un gol. Che alla fine risulterà decisivo. La fotografia della gara di “Marassi” è quasi tutta in questi due episodi cardine: lo svolazzo lezioso, ma inconcludente, di Jeremy e la capocciata stilisticamente imperfetta ma mortifera di Antonelli. Il Genoa vola e sogna, il Milan frena bruscamente e ricomincia ad interrogarsi sui suoi tanti limiti: di gioco, di concentrazione e di personalità. Le prodezze del singolo non bastano per andare lontano, serve un’identità di squadra, che il Milan ancora non ha, serve avere un gioco ed imporlo all’avversario, servono attenzione e cattiveria nella propria area, così come negli ultimi sedici metri della metà campo avversaria, serve più equilibrio nella gestione dei giocatori. Serve, insomma, lavorare ancora tanto e bene. Magari senza pavoneggiarsi per una vittoria, bella, finanche importante, perché spezzava un lungo periodo di digiuno, ma gestita male, malissimo. Da tutti. Nessuno escluso.Giuseppe Morrone Milan Chat

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