PAROLA AL TIFOSO – IL RICORDO DI RE CARLO: IMPERATORE DEL CALCIO ITALIANO NEL MONDO

PAROLA AL TIFOSO – IL RICORDO DI RE CARLO: IMPERATORE DEL CALCIO ITALIANO NEL MONDO

Parola al Tifoso (Fonte: pianetamilan.it)
Parola al Tifoso (Fonte: pianetamilan.it)
Per la rubrica, ampiamente dedicata ai supporter rossoneri, “Parola al tifoso”, oggi pubblichiamo la lettera di Andrea Maffei, appartenente al gruppo facebook ‘Milan finché vivrò sarò al tuo fianco‘:La storia di un Re conclamato dai sudditi, e non per dinastia. Carlo Ancellotti arriva al Milan da giocatore nell’anno 1987 e ci rimane fino al 1992. Vinse quasi tutto: due scudetti (1987-1988 e 1991-1992), due Coppe dei Campioni (1988-1989 e 1989-1990), due Coppe Intercontinentali (1989 e 1990), due Supercoppe europee (1989 e 1990) e una Supercoppa italiana (1988). Chiuse, quindi, la carriera nel 1992, a soli 33 anni, con il suo terzo scudetto personale, il secondo a Milano. Nell’ultima partita, a San Siro, realizzò anche una doppietta nella gara contro il Verona vinta per 4-0 dai rossoneri. Tutto questo quando al Milan allenava l’innovatore del calcio Italiano, Arrigo Sacchi: suo grande mastro per quanto riguarda lo sport giocato, ma soprattutto negli anni si rivela fondamentale per la carriera da allenatore, tanto che Ancellotti diventa il vice di Sacchi nella nazionale Italiana, dal 1992 al 1995.Dopo questa esperienza, passa alla Reggiana, conquistando la serie A. Si trasferisce a Parma, dove allena i ducali, traghettandoli prima in un secondo posto nella serie A e poi, l’anno successivo, in una quarta posizione. L’anno successivo approda alla Juve per sostituire Lippi e conduce i bianconeri a due secondi posti. Da qui l’appellativo “eterno secondo”. Finalmente arriva al Milan, fortemente voluto dal presidente Berlusconi, che in campo di allenatori ci ha sempre visto lungo (tralasciamo per un momento la storia attuale). E cosi inizia la favola di Re Carlo.Mister Ancellotti resta alla guida del Milan dal 2001 al 2009.Vince tutto quello che c’era da vincere, forma un gruppo prima di uomini e poi di campioni, restituisce al Milan il suo DNA (vincere e convincere). La sua squadra per oltre un decennio resta in vetta come formazione più forte del mondo, grazie ad un gioco spumeggiante. Il suo albero di natale, poi, rimane cucito addosso ai giocatori, interpreti di uno gioco unico nel suo genere. E ammalia spettatori di tutto il mondo, perché non c’è squadra che regga l’urto della banda ancellottiana. I tifosi lo amano, lo stadio lo acclama, lo sport lo inneggia.IL MILAN VINCE! RE CARLO IMPERATORE DELL’IMPERO ROSSONERO E DEL CALCIO ITALIANO NEL MONDO! Tutta questa è storia e mi scuso con i lettori, ma era un passaggio obbligato, bisognava capire e ricordare di chi stessimo parlando. Da quando è andato via da San Siro, i riflettori si sono spenti, non c’è stato nessuno per carisma e competenza in grado di riaccendere l’entusiasmo. Insomma, non c’è più lui, non c’è più gioia. Un susseguirsi di allenatori inadatti, inconsapevoli del peso della maglia e di cosa significhi veramente il Milan. Da quando non c’è più lui, non si programma, ma si vive alla giornata. Da quando non c’è più lui, non c’è più il Milan. Dopo Ancellotti, sono andate via tutte le bandiere, lasciando uno spogliatoio orfano di campioni morali, in balia di individualismo e del solo Dio denaro (Balotelli su tutti).Caro Carlo, spero che presto al Milan possa tornare un tuo discepolo, così come tu eri per Sacchi. Magari per riportare il diavolo dove tu l’hai collocato, ossia in vetta al mondo!Andrea maffei

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy