PAROLA AL TIFOSO – COSA SERVE PER TORNARE GRANDI? ECCO LE RISPOSTE..

PAROLA AL TIFOSO – COSA SERVE PER TORNARE GRANDI? ECCO LE RISPOSTE..

Parola al Tifoso (Fonte: pianetamilan.it)
Parola al Tifoso (Fonte: pianetamilan.it)
Per la rubrica, ampiamente dedicata ai supporter rossoneri, “Parola al tifoso”, oggi pubblichiamo la lettera di Milesi Gacomo, appartenente al gruppo facebook ‘Milan finché vivrò sarò al tuo fianco‘:Domandone da 10 milioni di dollari: cosa serve per tornare grandi? Proviamo a capirci qualcosa…Io ritengo, innanzitutto, che il Milan non è cosi brutto come lo si dipinge. Occorre fissare cosa si intende per ‘tornare grandi’, perchè per tornare a primeggiare in Italia si fa un discorso, per tornare grandi in europa ovviamente un altro. La piramide è questa: società, squadra, tifosi… partiamo dalla società.La società ha colpe importanti in questo ‘momento no’ del Milan per una serie di molteplici errori e mancanze che ormai conosciamo tutti. Dalla mancata sostituzione di Shevchenko nel 2006 (arrivò Oliveira, pagato 18 milioni) al mancato arrivo di Edin Dzeko nel 2009 (arrivò Klaas Jan Huntelaar), fino ad arrivare alla mancata cessione di Pato per 25 mln al PSG nel gennaio 2012 e la conseguente fallita acquisizione di Tevez. Ora la società, con l’arrivo di Barbara Berlusconi, ha ritrovato vigore e iniziativa fuori dal rettangolo di gioco, il Milan ha capito che per tornare grandi è necessario investire, fuori dal campo anche. Con lo stadio, passaggio assolutamente fondamentale per generare quei ricavi che servono per farci tornare grandi, il tifoso deve sforzarsi di capire che il tempo del presidente-magnate, che stacca assegni da 80 milioni ad ogni chiusura d’esercizio, è finito. Il progetto dell’architetto Novembre (lo stesso che ha progettato Casa Milan) c’è già, l’area è stata individuata (zona Portello, sempre vicino alla sede), ora rimane solo da risolvere una diatriba con la regione, che preferirebbe la zona Expo.Veniamo alla sfera tecnica. Ecco qui entra in gioco Adriano Galliani.Privarci a cuor leggero di quello che ritengo il miglior dirigente sportivo italiano è difficile anche solo a pensarlo, ma è un dato di fatto che il nostro AD a luglio avrà 70 anni, quindi il problema di una sua successione andrà affrontato. Ma come? E soprattutto, con chi? In società c’è Maiorino, ma sarà in grado di sostituirlo? Galliani, finché ha avuto il “cash” per dire la sua sul mercato, si è dimostrato il migliore (5 champions vinte sono sotto gli occhi di tutti) ma quando, senza più i “potenti mezzi”, ha dovuto fare di necessità virtù beh…qui i risultati sono stati, ovviamente, inferiori. Quindi nuova linfa nella parte tecnica, ma solo per ragioni anagrafiche, non di competenza. Ci mancherebbe altro. La Juve stessa pagò con 9 anni senza scudetti dopo l’addio di Giampiero Boniperti, quindi non si creda che sia lui il problema.E ora la squadra. In questo periodo dipende moltissimo dalla crescita di Stephan El Shaarawy e Mattia de Sciglio, le nostre giovani star. Se, special modo, al faraone tornasse l’iradiddio di 2 anni fa, potremmo scalare posizioni molto rapidamente. C’è bisogno del massimo apporto di tutti, perché, se tutti stessero bene e giocassero al loro livello, potremmo diventare – almeno in Italia – un’ottima squadra. Ora ci manca il centravanti, perché Torres ha molto deluso finora. E’ vero che ha scarso aiuto dai compagni ma anche lui non ci mette del suo.Menez finisce spesso per pestargli i piedi perché ritengo, piaccia o no, che il francese sia un centravanti (atipico, incostante, che gioca poco in area di rigore), ma comunque un centravanti. Se a gennaio dovesse arrivare un attaccante vero cambierebbe la vita. A questo proposito, fra gli altri, si fa il nome di Kramaric, punta croata del Rjeka. A mio avviso potrebbe essere un ottimo innesto. Poi servirebbe un centrocampista vero, di qualità, di corsa e gamba, anche perché a capitan Montolivo non si potrà chiedere la luna dopo la frattura che ha subito a fine maggio. Bisogna altresì dare il tempo a Inzaghi di crescere e sbagliare insieme alla squadra, è all’inizio anche lui e va supportato. Anche se pure lui, di certo, non è esente da errori.Arriviamo infine ai tifosi, e qui si fa dura. Cosa buona e giusta sarebbe deporre “l’ascia di guerra” e portare pazienza, tornare a supportare la squadra in maniera positiva e ritrovare l’antico spirito ‘casciavit’ che ci distingue dagli altri. Se ognuno facesse il suo, potremmo tornare grandi perché la società e noi “sappiamo come si fa”.Sempre con il Milan nel cuore.Milesi Giacomo

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