MIHAJLOVIĆ E QUELLE STRANE SCELTE CHE SORPRENDONO

MIHAJLOVIĆ E QUELLE STRANE SCELTE CHE SORPRENDONO

Nigel De Jong (acmilan.com)
Nigel De Jong (acmilan.com)

A Firenze, il Milan di Siniša Mihajlović ha incassato la sua prima sconfitta in gare ufficiali: un 2-0 che deve far pensare, per la maniera in cui è maturato (rossoneri surclassati sul piano del ritmo, del gioco, della rabbia agonistica) ma, in aggiunta, anche per le scelte in corso d’opera effettuate dal tecnico serbo.

Mihajlović aveva deciso di confermare anche al ‘Franchi’ la formazione che, il lunedì precedente, aveva disputato un’ottima gara in Coppa Italia contro il Perugia: De Sciglio sulla destra al posto di Abate, ancora fuori forma; la coppia di centrali ‘baby’, composta da Ely e Romagnoli, Bertolacci nel ruolo a lui più congeniale, quello di interno destro di centrocampo, ed, infine, Honda, più continuo e costante di Suso, a supporto del tandem d’attacco tutto sudamericano, Bacca – Luiz Adriano.

Rodrigo Ely ed Alessio Romagnoli, è vero, non hanno fatto bene: lo stopper brasiliano, 22 anni e reduce da esperienze soltanto nella serie cadetta con Reggina, Varese ed Avellino, si è fatto buttar fuori dopo 36′ per un doppio giallo; quello nativo di Anzio, invece, strappato a suon di milioni alla Roma, ha causato il rigore del raddoppio, trasformato da Iličić, che ha mandato in archivio la partita contro i gigliati. Ma i due ragazzi, forse gravati dalla troppa pressione, mediatica e dei compagni di squadra, sono molto giovani, ed avranno tutto il tempo per rifarsi. Una batosta, questa, che può rivelarsi per loro addirittura salutare: meritano nuove chance da titolare, e sempre in coppia, non appena Ely avrà scontato la prevedibile squalifica. Con buona pace di Alex, spedito in tribuna al ‘Franchi’, e Paletta, che resta sempre sul taccuino di Atalanta, Bologna, Roma e Sampdoria.

E’ a centrocampo che le scelte di Mihajlović hanno francamente sorpreso gli addetti ai lavori ed i tifosi rossoneri. Nel momento della sostituzione dello spaesato Andrea Bertolacci, autore di una prova negativa a Firenze, l’allenatore di Vukovar ha scelto di mandare in campo addirittura Antonio Nocerino. Niente di negativo nei confronti del ‘Noce’, sia chiaro, ma fa pensare come, con la squadra sotto di due gol, nel momento in cui avrebbe avuto bisogno di un briciolo di tecnica e qualità in mezzo al campo, o, magari, di qualche concreto inserimento dalle retrovie e fin dentro l’aria di rigore, Mihajlović abbia preferito gettare nella mischia il mediano campano anziché affidarsi al ‘capitano’, Riccardo Montolivo, o Andrea Poli. Da ritenersi, a questo, entrambi, se non rimandati, almeno congelati. Addirittura è apparso bocciato il giovane talento italo-argentino, José Mauri, che il tecnico ex Samp ha spedito direttamente in tribuna.

Viene da chiedersi se tali scelte siano state principalmente dettate dalle dinamiche di mercato: Montolivo, schernito da tutto quello che, una volta, è stato il suo stadio, addirittura, sembrerebbe in uscita (verso il Benfica o la Juventus), mentre Poli è stato richiesto dalla Sampdoria nell’affare che, nei prossimi giorni, potrebbe portare Roberto Soriano in rossonero. A questo punto, è logico pensare come l’ingresso in campo di Nocerino, e la conseguente tribuna per José Mauri, possa coincidere con un cambio di strategia in casa Milan: Nocerino, probabilmente, uscirà dall’operazione Soriano, mentre per Mauri si profila la cessione in prestito per giocare con maggiore continuità. Se non proprio alla Samp, forse all’Olympique Marsiglia, che lo pressa da vicino.

Detto ciò,  emerge, clamoroso ed inquietante, un dato: il Milan, in mezzo al campo, fa una fatica immane a costruire gioco. De Jong davanti la difesa è bravo in fase di interdizione, ma è sempre più deludente in quella di impostazione; Bertolacci e Bonaventura, in questa fase della stagione, girano a vuoto, e le alternative, lo abbiamo spiegato, non risultano essere molto affidabili, tecnicamente valide o addirittura sicure di restare in rossonero anche dopo il 31 agosto. Mediti, Mihajlović, ma mediti anche Galliani: forse, più che il tanto romantico quanto rischioso ritorno di Balotelli, sarebbe stato meglio investire in gente di qualità e sostanza quali Axel Witsel e Ilkay Gündogan.

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