Redondo: “Il mio infortunio? Due anni di calvario. Ecco come andò”

Redondo: “Il mio infortunio? Due anni di calvario. Ecco come andò”

L’ex centrocampista del Milan, Fernando Redondo, ha così parlato al giornale argentino La Nacion del suo lungo infortunio patito in rossonero

di Donato Bulfon, @DonatoBulfon

ULTIME MILAN – Un talento che non è riuscito ad esprimersi come avrebbe voluto nei suoi quattro anni in rossonero. Fernando Redondo è uno dei grandi rimpianti degli ultimi venti anni di storia milanista. Arrivato a Milano a 31 anni nel 2000 per la cifra di 35 miliardi di lire e dopo i tanti successi in maglia Real Madrid, l’argentino si è fatto subito male al ginocchio, restando fermo per due anni. Nelle due successive stagioni, 33 presenze con la maglia del Milan tra campionato e coppe.

Redondo ha raccontato così ai microfoni del quotidiano La Nacion, i suoi terribili primi due anni rossoneri: “Ricordo di aver fatto la preparazione estiva con il Real Madrid, ma al Milan fu tutto diverso dato che gli allenamenti erano duri, con molti carichi e lavoro di forza. Per orgoglio non ho mai detto nulla, ma muscolarmente ero distrutto. Avevo bisogno di un adattamento progressivo, ma l’ho capito solo più tardi. Quindi, forzando una giocato, mi sono rotto il legamento crociato”.

La guarigione non arrivava…. “Il primo intervento chirurgico non è andato bene. Il medico italiano che mi ha operato aveva seguito diversi calciatori del Milan, non era specializzato nella cura delle ginocchia. Il problema non fu tanto nell’operazione ma piuttosto nel fatto che il ginocchio stesso non recuperava, si gonfiava e mi faceva male. I medici dicevano che dovevo superare la barriera del dolore. Diventava sempre più difficile, alla fine il ginocchio si è infiammato e la situazione stava peggiorando”.  

La rinuncia allo stipendio… “Per questo chiesi a Galliani di non pagarmi lo stipendio fino a che sarei tornato giocare. A Milanello tutti mi chiedevano quando sarei tornato e io non sapevo cosa dire. Dovevo lasciare il centro sportivo: se tutto questo fosse successo a Madrid, sarebbe stato diverso, perché aveva già dato tanto per il club. Ma a Milano non ero stato in grado di giocare nemmeno un minuto. Era una situazione terribile”.

Metodi alternativi…  “Ho consultato quindi i migliori medici specialisti del ginocchio in tutto il mondo. Il Prof. Martens ci diede molta sicurezza e su sua indicazione utilizzai una tecnica chiamata Bier Block, vietata in Italia, che ha agito sul sistema nervoso centrale per rompere il ricordo del dolore”.

L’operazione e il ritorno… “Ricordo ogni istante di quei momenti. In sala operatoria mi sollevarono la gamba, mi tolsero tutto il sangue con un laccio emostatico sotto l’effetto dei farmaci, con il rischio era che se qualcosa di quello fosse andato al cuore, avrei potuto avere un problema serio. In quel modo sono stato in grado di superare la soglia del dolore e lavorare sulla riabilitazione. Sono riuscito a fare tutto: successivamente mi portarono a Knokke, una località turistica estiva nel nord del Belgio, ma era inverno e vedendo che potevo superare il dolore e l’infiammazione, sono riuscito a dare il massimo, recuperando e tornando a giocare per altri due anni”. Intanto, ha parlato Calhanoglu in vista delle prossime gare: continua a leggere >>>

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