PIPPO, MA QUALE 4-2-4? RACCONTA LA VERITA’

PIPPO, MA QUALE 4-2-4? RACCONTA LA VERITA’

Filiippo Inzaghi (fonte foto: ansa.it)
Filiippo Inzaghi (fonte foto: ansa.it)
C’è chi ha i numeri. E chi, invece, i numeri li dà, nella vita, come nel calcio. E così capita di stropicciarsi gli occhi di fronte al numero ad effetto di Menez che, col suo piede morbido gonfia la rete, ma anche di lambiccarsi il cervello, prima e dopo, per cercare di capire i “numeri” del Milan formato derby. Come ha scelto di giocare Inzaghi? In undici, certamente, ammesso che Muntari lo si conti ancora come un giocatore rossonero, perché dopo la palla regalata a Icardi qualche dubbio viene; il resto è tutto da decifrare. E non basta rifarsi al ruolo dei giocatori per risolvere l’arcano, se non per i quattro difensori, perché davanti Torres appare troppo isolato, Menez parte troppo basso e non tra le linee, ed El Shaarawy e Bonaventura stazionano spesso e volentieri sulla linea dei terzini. Muntari ed Essien in mezzo fanno legna (o perlomeno ci provano) limitandosi essenzialmente a fare da schermo al reparto arretrato, senza inserirsi quasi mai negli spazi. L’impressione, insomma, è quella di una squadra tutta raccolta dietro, capace di colpire solo di rimessa.Un 4-5-1, degno della migliore tradizione catenacciara, o, per essere più elastici, un 4-4-2 nella sua versione più prudente, con i terzini che salgono a turno e una seconda punta ibrida, che non gioca sulla stessa linea del centravanti ma molto più indietro. Cambia qualcosa, nel finale, con l’ingresso di Honda, che si piazza a destra, Menez prima punta ed El Shaarawy a supporto, con Bonaventura a sinistra. Un 4-4-2 puro, con Poli e Essien in mezzo che, non a caso, produce nel finale due nitide palle gol, malamente sprecate e il rimpianto di aver atteso tanto, forse troppo, a ridisegnare la squadra con uomini e schemi in grado di offrire un calcio finalmente propositivo. Quel che appare certo è che il 4-2-4 spregiudicato, ipotizzato alla vigilia, è rimasto nella testa di Inzaghi, così come il 4-3-3 o il 4-2-3-1, i due moduli con cui la squadra dovrebbe schierarsi, a seconda dell’avversario, per stessa ammissione del tecnico. D’altra parte se si continua ad insistere su un centrocampo tutto muscoli e niente fosforo e piedi buoni e si preferisce adattare il pur positivo Rami invece di affidarsi un laterale di ruolo come Armero, optare per una squadra tutta difesa e contropiede diventa inevitabile, con buona pace di gioco, geometrie e trame offensive.Giuseppe Morrone

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