MONTELLA LEGGE LA PARTITA, INZAGHI RESTA A GUARDARE: L’INESPERIENZA PESA

MONTELLA LEGGE LA PARTITA, INZAGHI RESTA A GUARDARE: L’INESPERIENZA PESA

Filippo Inzagh (fonte foto: gazzetta.it)
Filippo Inzagh (fonte foto: gazzetta.it)
Quando si parla di fare la gavetta, di mettersi alle spalle tante partite prima di arrivare ad una panchina importante, lo si fa perché mentre alcune doti sono innate, altre le si apprende solo commettendo errori, facendo prove, analizzando conseguenze. Le doti innate, che chiaramente Inzaghi non ha, sono quelle che spesso portano a definire un calciatore “allenatore in campo”. E per fare un esempio circoscritto alle panchine attuali della Serie A, potremmo citare Sinisa Mihajlovic o Dejan Stankovic. A voler guardare in casa nostra potremmo parlare di Ancelotti o Seedorf. Ma come proprio la carriera di Ancelotti insegna, le sole doti non bastano. Infatti, l’ex allenatore rossonero prima delle grandi stagioni a Parma, aveva fatto per 3 anni il secondo a Sacchi in Nazionale e poi aveva portato la Reggiana in Serie A.L’esperienza, quella che si acquisisce negli anni, è quella cosa che ti porta tra le altre a dare una lettura alla partita e a fare i cambi giusti per svoltarla in proprio favore. Nei posticipi dell’ultimo turno di campionato, si sono avuti due esempi lampanti di come l’esperienza possa essere un valore aggiunto e uno di come l’inesperienza possa costarti caro. Manco a dirlo l’esempio circa l’inesperienza riguarda il nostro amato Milan. Il primo esempio in cui la mano dell’allenatore è stata decisiva per dare una svolta positiva alla gara, ce lo ha fornito Stefano Pioli. La sua Lazio era inchiodata sullo 0-0 a Torino contro gli uomini di Giampiero Ventura e per una volta Felipe Anderson non riusciva ad essere determinante partendo dalla posizione di esterno. Così il tecnico biancoceleste ha provato a mischiare le carte portando il brasiliano al centro, alle spalle di Miro Klose. Doppietta del numero 7 e quinta vittoria consecutiva.Così come Pioli, anche Montella ha avuto la capacità di leggere la partita e capire dove correggere le scelte iniziali non proprio felici. Con un pensiero rivolto al ritorno degli ottavi di Europa League, il tecnico della Fiorentina aveva deciso di fare un po’ di turnover. Tra la lentezza della manovra del Milan e le scelte poco redditizie del turnover di Montella, il primo tempo è filato via talmente lento che sembra essere durato 90 minuti solo quello. Basti pensare che la prima metà della gara è stata talmente lenta che perfino Essien non ha sfigurato. Tra il primo e il secondo tempo, l’allenatore viola ha fatto due cambi: Joaquin per Richards (arretrando la posizione di Rosi) e Badelj per un Aquilani lento almeno quanto Essien. E manco a farlo apposta, da quel momento in poi il ghanese non ha praticamente più visto la palla. Con Joaquin invece, Montella ha messo dentro l’uomo giusto per attaccare quello che credeva (giustamente) essere il punto debole del Milan, con la catena Mexes-Antonelli che non funzionava granché e con la copertura di Menez per niente incisiva.Se le scelte di Montella sono state decisive per spostare gli equilibri in proprio favore, quelle fatte e non fatte da Inzaghi sono state altrettanto decisive. In favore della Fiorentina. Parlando di “scelte non fatte”, il riferimento è al fatto di non aver preso contromisure opportune dopo i due cambi perpetuati da Montella durante l’intervallo. Così facendo infatti, ha fatto in modo che le scelte dell’avversario fossero realmente vantaggiose. E qui sicuramente l’inesperienza pesa, anche se forse pesa più la mancanza di alternative valide in panchina (a meno di considerare Muntari un’alternativa valida).Ancor più sintomatico della mancanza di esperienza, e conseguente sicurezza, è la gestione di Honda, Menez e Cerci. Fin dall’inizio della stagione, il francese ha incarnato una doppia personalità: quando è Dr. Jekyll è un valore aggiunto, quando è Mr. Hyde nella migliore delle ipotesi ti fa giocare con l’uomo in meno. Nella peggiore fa più danni della grandine. Ciò nonostante, però, Inzaghi mette la squadra sempre e comunque nelle su mani, sperando che sia in giornata. E pur quando è palese il suo contributo negativo, lo tiene in campo per almeno 80 minuti, preferendo togliere spesso chi in quel momento sta facendo meglio o meno peggio (come ieri quando Cerci è subentrato a Honda, che almeno si sbatteva). E quando lo toglie è sempre per stanchezza e mai per fargli capire che non sta facendo quello che gli viene chiesto. O che si suppone gli venga chiesto.Honda invece è paradossalmente vittima delle prime 7 giornate del girone di andata. Partite in cui, pur giocando fuori ruolo, ha messo dentro 6 reti e dato ad Abate la copertura necessaria per sovrapporsi spesso. Insieme al giapponese, sono vittime di questa situazione, e dell’inesperienza, Cerci e lo stesso Inzaghi. Già, perché sperando di riportare il tempo indietro all’inizio del campionato, Pippo si ostina a schierare Honda esterno nonostante sia ormai palese che quello sia stato poco più che un momento di grazie. E nonostante, a differenza di quella che era la situazione un girone fa, adesso abbia a disposizione Alessio Cerci. Un giocatore fortemente voluto e mai schierato con convinzione. Perché? Forse perché nelle alchimie di inizio stagione l’ex Toro non era presente e Inzaghi anziché evolvere la squadra prova ostinatamente a ricreare quell’alchimia irrimediabilmente persa. Inesperienza, appunto.Rocco Piliero @smxworld

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