MILAN – REAL MADRID, LA FLOP 3 ROSSONERA

MILAN – REAL MADRID, LA FLOP 3 ROSSONERA

Alessio Cerci (acmilan.com)
Alessio Cerci (acmilan.com)

Il Milan di Mihajlović comincia a prendere forma: la squadra sta rapidamente assimilando i dettami tattici del nuovo allenatore, e migliora notevolmente l’intesa tra i calciatori. Purtroppo, qualche elemento della rosa rossonera appare ancora in ritardo, ed ancora oggi, allo stadio di Shanghai contro il Real Madrid, tre giocatori finiscono inesorabilmente dietro la lavagna con la speranza che possano riprendersi presto. Questa la ‘flop 3‘ rossonera di Milan-Real Madrid secondo la redazione di ‘Pianeta Milan‘.

3) Andrea Bertolacci: il disappunto per le sue prestazioni è direttamente proporzionale allo stupore per la cifra sborsata dal Milan per acquistarlo dalla Roma, ben 20 milioni. Il centrocampista, messosi in evidenza la scorsa stagione al Genoa, è sicuramente un ottimo calciatore, ed è destinato a far bene anche nella fila del Diavolo; è innegabile, però, come finora non abbia praticamente mai convinto. Sempre sotto la sufficienza, poco propositivo, inesistente spunto sotto rete, spesso in ritardo nelle coperture, schiacciato dal dinamismo dei dirimpettai dei ‘Blancos‘ e sovente salvato dai raddoppi dell’onnipresente Nigel De Jong. L’auspicio è che cominci a girare a pieno regime, altrimenti Mihajlović potrebbe clamorosamente accorgersi di come, a centrocampo, sul mercato poteva essere fatto ben altro.

2) Alessio Cerci/Mattia De Sciglio: contro il Real Madrid, l’asse di destra del Milan non ha funzionato. Cerci, che ha giurato come questa sia la stagione del suo riscatto, appare spaesato, lontano parente di quella seconda punta irrefrenabile ammirata al Torino sotto la guida tecnica di Giampiero Ventura. Mai uno spunto degno di tal nota, non salta mai l’uomo, di tentativi di dialogo con i compagni di reparto nemmeno l’ombra. Non aiuta nemmeno le sovrapposizioni di De Sciglio, altro enorme punto interrogativo della rosa milanista. Stavolta il buon Mattia gioca a destra, sua reale fascia di competenza, eppure l’impressione che dà è sempre la stessa: non è né un fenomeno, né il nuovo Tassotti, né il nuovo Maldini; è semplicemente un discreto giocatore, incappato in una costante ed inquietante fase involutiva che non sembra volersi arrestare. Anche contro il Real, gara anomina: pensate, ha stupito maggiormente il baby Calabria e persino Zapata schierato largo a destra.

1) Suso: Mihajlović era stato piacevolemente sorpreso dalle sue qualità tecniche nei primi allenamenti, al punto da bloccare la sua quasi sicura cessione in prestito per poterlo valutare meglio. Nelle prime uscite stagionali, poi, l’allenatore ha provato a schierarlo come attaccante esterno: esperimento abortito. Lo ha quindi accentrato, nel suo ruolo originale di trequartista, sperando che il giovane spagnolo potesse così ritrovare il giusto passo e quel tocco di genialità effettivamente nelle sue corde. Ma, anche giocando dietro le punte, Suso non sembra trovare la sua dimensione ideale: nella finale di International Champions Cup contro le ‘Merengues‘, è praticamente nullo. Fossimo nello staff tecnico e nella società, concederemmo al ragazzo un’opportunità di giocare titolare altrove: a Niang, per esempio, tutto ciò ha fatto molto bene.

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