MILAN, PUGNO DURO CON ARMERO. IL COLOMBIANO FINISCE IN CASTIGO

MILAN, PUGNO DURO CON ARMERO. IL COLOMBIANO FINISCE IN CASTIGO

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Pablo Armero, terzino rossonero (Fonte: www.calcionews24.com)
Pablo Armero, terzino rossonero (Fonte: www.calcionews24.com)
Nel passato recente è spesso successo che dei calciatori del Milan finiti sul mercato, rifiutassero tutte le destinazioni preferendo rimanere in una squadra che aveva esplicitamente detto di volerne fare a meno. “A Milano si sta bene e non vogliono andare via”, “la moglie non vuole muoversi da Milano”, “qui ha trovato una buona scuola in cui mandare i figli e preferisce rimanere”, sono solo alcune delle giustificazioni presentate per queste mancate cessioni. Il caso più emblematico è quello di Zaccardo: arrivato al Milan nel gennaio del 2013 in cambio di Mesbah (un altro che aveva rifiutato tante destinazioni), nelle successive quattro sessioni di mercato ha rifiutato praticamente tutte le destinazioni proposte, nonostante un impiego col contagocce (negli ultimi due anni ha collezionato solo 14 presenze in campionato).Le difficoltà economiche in cui versa la società da qualche anno, hanno fatto sempre sì che in queste situazioni il calciatore che rifiutava il trasferimento restava in rosa facendo sfumare l’obiettivo di mercato. “Non entra nessuno se prima non esce qualcuno” dice Galliani. Questa anomalia ha spesso messo in mano al calciatore di turno il coltello dalla parte del manico. Perché mai accettare una destinazione sgradita se comunque al Milan sto bene e continuo a far parte della rosa? Non è difficile immaginare che in molti abbiano fatto ragionamenti di questo tipo negli ultimi anni.L’ultimo, ma solo in ordine cronologico, è stato Pablo Armero. Fin dall’inizio del campionato si è capito quanto il colombiano fosse un acquisto sbagliato: come i suoi predecessori Constant ed Emanuelson, non può ricoprire il ruolo di terzino, e infatti ha giocato solo dopo le indisponibilità di De Sciglio e Bonera. Proprio per queste ragioni, Armero è stato messo sul mercato appena aperta la sessione invernale e gli è stato fatto chiaramente capire di non essere un elemento utile al progetto. Negli ultimi dieci giorni di mercato, era stato definito l’ormai classico scambio sull’asse Milano-Genova con Armero al Grifone e Antonelli di ritorno a Milanello.L’ex Udinese ha rifiutato la destinazione Genoana facendo presagire un naufragio della trattativa. Storia vista e rivista: il Milan prova a sostituire un calciatore in rosa con uno considerato migliore, trova l’accordo con tutte le parti in causa meno che con il proprio calciatore in uscita e tutto salta. Per fortuna questa volta le cose sono andate diversamente. La società questa volta ha usato il pugno duro: Antonelli arriva comunque, e Armero guarda le partite dalla tribuna.  Per quanto possa sembrare irrilevante, il pugno duro usato dalla società in questa situazione è di importanza vitale al fine di ristabilire le gerarchie di comando. I calciatori che non rientrano nel progetto, devono essere coscienti del fatto che se rifiutano di essere ceduti (soprattutto quando rifiutano un numero considerevole di destinazioni), vengono di fatto estromessi dal progetto tecnico finendo fuori rosa. Starà a loro poi scegliere se rimanere in quella situazione di limbo o se trovare in accordo con la società la via d’uscita migliore.Rocco Piliero

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