MILAN, INZAGHI SOTTO ESAME: LE SUE COLPE

MILAN, INZAGHI SOTTO ESAME: LE SUE COLPE

Pippo Inzaghi da indicazioni alla squadra in Milan-Fiorentina (Fonte: calcio.fanpage.it)
Pippo Inzaghi da indicazioni alla squadra in Milan-Fiorentina (Fonte: calcio.fanpage.it)
In casa Milan si può già parlare di crisi: la media punti è drasticamente crollata e l’avvio del 2015 è stato disastroso: 1 punto in 3 gare contro Sassuolo e Atalanta (sconfitte casalinghe) e Torino (trasferta). Come ammesso da Bonaventura nel post-partita della sfida contro i bergamaschi, in queste situazioni è essenziale che tutti, dalla società all’allenatore ai giocatori, si facciano un esame di coscienza per capire cosa si possa dare di più per uscire dalle difficoltà. Passando in rassegna le singole componenti del club, si possono analizzare alcuni errori commessi da Filippo Inzaghi in questo primo scorcio di stagione, ricordando comunque che il tecnico non può e non deve essere certamente considerato l’unico responsabile di questo momento.Condizione fisica in calo, Dubai non aiuta – Se nelle ultime due stagioni il Milan soffriva di carichi pesanti nella preparazione estiva, che lo costringevano ad avvii di campionato con il freno a mano tirato, ora il problema sembra essere l’esatto opposto: i rossoneri sono partiti forti nelle prime 7 gare, conquistando 14 punti e mostrando una condizione fisica brillante. Nella seconda metà del girone d’andata invece si sono intravisti segnali di appannamento e anche sul piano della corsa Menez e compagni sono spesso stato surclassati dagli avversari. Il ritiro a Dubai sembra aver tra l’altro accentuato questo problema.Il gioco latita – La più grande pecca di questo Milan è la mancanza di un gioco propositivo: dall’inizio dell’anno Inzaghi ha predisposto la squadra a un lavoro di sacrificio, difesa e ripartenza, che ha comunque premiato negli scontri diretti con Lazio e Napoli. Contro le cosiddette piccole però, i risultati sono stati disastrosi: le sconfitte casalinghe contro Palermo, Sassuolo e Atalanta, con i portieri avversari relativamente impegnati, sono state l’emblema delle difficoltà rossonere nel palleggio. La dipendenza da Menez poi appare tristemente lampante: quando il francese non gira, il Milan non riesce a produrre azioni degne di nota. Se si desidera una svolta, questo è uno dei primi nodi da sciogliere, anche perché i fischi dei tifosi cominciano ad essere assordanti: il pubblico del Meazza ha storicamente il palato fino, nelle ultime tre stagioni è stato messo duramente alla prova ed ora è diventato particolarmente insofferente.Scelte dei cambi discutibili: confusione e ‘braccino corto’ – Un altro difetto contestato a Inzaghi è la discutibile gestione di molti cambi. Spesso Superpippo sembra eccessivamente preoccupato dalla fase difensiva e alcune recenti sostituzioni in questo senso hanno fatto storcere parecchio il naso ai sostenitori rossoneri. Un esempio lampante è quello di Torino-Milan: sotto di un uomo ma sopra di un gol, Inzaghi decide di togliere Menez per inserire Alex, passando a un 5-4-0 di fatto. Un atteggiamento decisamente rinunciatario, che comunque non ha prodotto il risultato sperato dal tecnico piacentino: da una palla inattiva è arrivato l’ennesimo gol, il pareggio dei granata, con i rossoneri incapaci di produrre una singola palla gol in tutto il secondo tempo. Il ‘braccino corto’ però non è stato l’unico problema. Nell’ultima sfida contro l’Atalanta è sembrato che Inzaghi fosse confuso sul tipo di cambio utile per svoltare la partita: al di là della sostituzione forzata Armero-Bonera e dell’inserimento di Pazzini al posto di Cerci, inevitabile, a destare qualche perplessità è stato l’ingresso in campo di Niang. Giusto aumentare il potenziale offensivo, ma la squadra ha giocato senza un’idea tattica chiara, con Bonaventura sballottato da una parte all’altra dello scacchiere in meno di un tempo.

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