MILAN, INZAGHI E IL TROPPO BUONISMO. SERVE UNA SCOSSA

MILAN, INZAGHI E IL TROPPO BUONISMO. SERVE UNA SCOSSA

Filippo Inzaghi a Milanello (fonte foto: www.fourfourtwo.com)
Filippo Inzaghi a Milanello (fonte foto: www.fourfourtwo.com)
Dopo un inizio molto promettente, il Milan sembra davvero attraversare un momento difficile dal punto di vista del gioco e del temperamento. E molti addetti ai lavori, imputano questo atteggiamento involutivo della squadra rossonera, al tecnico Filippo Inzaghi.Sicuramente, almeno all’inizio, l’entusiasmo generato dall’arrivo del ex bomber sulla panchina del Milan, era molto e aveva contagiato ogni aspetto della realtà rossonera. Ogni giocatore sembrava potesse ripartire da zero, e riscattarsi dall’esperienza precedente con Seedorf, se con l’olandese le cose non erano andate bene.Ma con il passare del tempo le cose sono cambiate. Nella prima partita con la Lazio, la squadra aveva verve, velocità, sorprendeva nelle ripartenze l’avversario che non aveva respiro per il grande pressing dimostrato.Con il Parma i primi problemi difensivi. Quattro reti subite, indecisioni notevoli, non solo dei singoli. Con la sosta per le Nazionali, qualcosa si è poi incrinato. El Shaarawy infortunato, Torres che non entra in forma, la fase difensiva della squadra che lascia molto a desiderare: gli undici che vanno in campo non riescono a trovare la quadratura e un equilibrio.La squadra inanella pareggi, fondamentalmente la situazione è positiva, dato l’unica sconfitta con la Juventus, ma il gioco non c’è.E Inzaghi cosa fa’? Per lui si ritaglia la parte del buono, quello che difende tutti, giustifica tutti.Ma quello che serve ora però, è una scossa. Un inversione di rotta. Perchè la politica del buonismo non sembra portare vantaggi, anzi. Crescono i malumori, vedi l’ultimo Pazzini, e la squadra sembra aver perso quel furore agonistico che poteva e può compensare le qualità tecniche minori della rosa rossonera, rispetto ad altre che competono per i piani alti della classifica.Servirebbe ora una buona dose di onestà:  ‘si, è un periodo un po’ così, ma lavoreremo per uscirne, tutti insieme’.Mettere al primo posto la squadra, non il singolo. Lottare tutti per uno stesso obiettivo, creare cioè un gruppo forte. Toccare le corde di chi si sente già arrivato, ma anche quelle di chi si sente messo da parte. Perchè dalle difficoltà si esce tutti insieme, e non per i meriti di uno solo. Unità e onestà. E le cose finalmente miglioreranno. Per il bene di tutti. 

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