MILAN, DE JONG IL VERO PROBLEMA? COSTA DA’ I NUMERI…

MILAN, DE JONG IL VERO PROBLEMA? COSTA DA’ I NUMERI…

MENEZ DE JONG HONDA
Nigel De Jong, Keishuke Honda e Jeremy Menez esultano dopo una rete (tuttomercatoweb.com)
Che non abbia brillato in quel di “Marassi” è fuor di dubbio. Come tutta la squadra del resto. Che non sia il classico regista, dai piedi vellutati e dal cervello sopraffino, in grado di dettare i tempi di gioco e di organizzare la manovra, lo si sapeva, con altrettanta certezza. Non è né Van Bommel, né, tanto meno, Pirlo. Ma additare Nigel De Jong come il problema vero del Milan appare, francamente, fuori luogo. La tesi di Alberto Costa è, quantomeno, ardita.E non bastano i numeri, snocciolati dall’illustre firma del “Corsera”, a suffragarla. Né tanto meno i paragoni (forzati) con un fuoriclasse ed un campione che stanno al 34 rossonero come il giorno alla notte. O quasi. Nigel De Jong è un ottimo centrocampista, che fa dell’agonismo, della generosità e della prestanza fisica il suo punto di forza. Un mediano di rottura, un incontrista, con buona tecnica, discreta visione di gioco e grande personalità (merce piuttosto rara nell’organico rossonero). Ma da qui a pretendere che debba essere lui il faro della squadra ce ne corre. I suoi omologhi potrebbero essere, al limite, Gattuso o Ambrosini, non certo Pirlo e Van Bommel. E allora Costa ha ragione: si tratta di un clamoroso equivoco tattico, che bisogna risolvere a favore delle geometrie, della qualità e dell’inventiva di Montolivo? Non proprio. Se è vero, com’è vero, infatti, che i numeri non sono dalla parte del “mastino” (sic!) orange (il Milan fa più punti, segna di più e subisce di meno senza De Jong in campo) è altrettanto vero che numeri e statistiche spesso lasciano il tempo che trovano, soprattutto se sono parziali, frammentari e decontestualizzati rispetto al rendimento della squadra nel suo complesso. Perché, ad esempio, non si vedono i numeri di Bonera, Muntari o ElShaarawy, tanto per fare tre nomi? Probabilmente risulterebbero peggio di De Jong.E allora? Il problema sarebbero loro tre? Non se ne uscirebbe più. Ma, se proprio si volesse ancora restare sul terreno dei numeri, basterebbe rifarsi al De Jong della stagione scorsa, in particolare con la gestione Seedorf, per accorgersi di come la prospettiva cambi radicalmente;nel momento più positivo del Milan, che pareggia a Roma con la Lazio e poi infila cinque vittorie di fila (Fiorentina, Chievo, Genoa, Catania e Livorno) l’olandese è, infatti, sempre presente. Poi capita che salti la Roma, per squalifica, e la striscia s’interrompe, si ripresenti nel derby, la domenica successiva, e segni, addirittura, il gol della vittoria: sette gare, diciannove punti! E allora? Come la si mette? Una verità sacrosanta, tuttavia, Costa la dice, quando definisce il “truce” De Jong “difensore di complemento”. E’ verissimo: l’ex City gioca troppo basso e spesso fa il terzo centrale di difesa. Ma la collocazione in campo mica la decide il giocatore? E’ cosa buona e giusta anche invocare l’impiego di Montolivo nel ruolo di playmaker: il capitano è certamente più abile a far girare la squadra. Ma non al posto di De Jong. Semmai al suo fianco, magari in un 4-2-3-1 o in un più classico ed affidabile 4-4-2. Ma pure questo non dipende da De Jong. Dovrebbe occuparsene qualcun altro. E, forse, al momento, il vero problema è proprio questo…Giuseppe Morrone

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