MILAN, 250 MILIONI DA MISTER BEE. MA LA RINASCITA NON E’ SCONTATA

MILAN, 250 MILIONI DA MISTER BEE. MA LA RINASCITA NON E’ SCONTATA

Bee Taechaubol (fonte foto: www.eurosport.yahoo.com)
Bee Taechaubol (fonte foto: www.eurosport.yahoo.com)
A dare un minimo di concretezza alla ridda di indiscrezioni riguardo alla possibile vendita, da parte di Silvio Berlusconi, di una quota del pacchetto azionario del Milan, è arrivata la notizia di un incontro ad Arcore tra lo stesso presidente rossonero e l’uomo d’affari thailandese Bee Taechaubol. Il memorandum d’intesa firmato tra le parti, a quanto si apprende, prevedrebbe la cessione di una quota di minoranza attorno al 25%, eventualmente a salire, per una contropartita in denaro stimata in 250 milioni.Il possibile interessamento di Mr. Bee era già stato ventilato da più parti ed a più riprese, ma sia alcune perplessità riguardo alla solidità patrimoniale attribuita allo stesso sia alcune indagini avviate dalla Consob thailandese sugli affari dell’imprenditore, avevano raffreddato un po’ la pista che portava a Bangkok.Ora questo nuovo sviluppo sembra delineare, in maniera un po’ più chiara, il futuro del club; la domanda che, però, sorge piuttosto spontanea riguarda il perchè un uomo d’affari asiatico dovrebbe investire un quarto di miliardo di euro per, alla fine, non avere alcun potere gestionale diretto sulla società stessa (il cui pacchetto azionario di maggioranza rimarrebbe a Berlusconi).Su questo possiamo solo abbozzare alcune ipotesi: nella fase storica attuale, il corrispettivo ricavabile dalla vendita della totalità delle azioni del Milan non sarebbe certamente il più alto possibile (e, comunque, ben lontano dal valore indicato dallo stesso presidente, ossia 1,5 miliardi di euro). Infatti risultati sportivi tutt’altro che esaltanti, prospettive di ingresso in una qualsiasi delle competizione europee praticamente azzerate, rosa priva di elementi di grande interesse mediatico, fatturato in costante calo (al 31/12/2013 il valore della produzione era passato da 329,3 milioni di euro a 278,7 milioni di euro), esposizione debitoria in crescita (al 31/12/2013 i debiti totali sono risultati in crescita da 342 a 375 milioni di euro), assenza di infrastrutture strategiche quali lo stadio di proprietà, rischiano di deprezzare vistosamente il valore del Gruppo Milan.In questo senso l’ingresso di un investitore con capitali freschi permetterebbe di migliorare la situazione debitoria grazie alla nuova liquidità disponibile, affrontare con minore affanno alcune operazioni di mercato e di spesa corrente sostanzialmente improcrastinabili (per esempio il riscatto obbligatorio di Antonelli, quello probabile di Destro e le note pendenze dell’affare Seedorf) e programmare con più facilità il progetto della costruzione dello stadio di proprietà (magari con l’interessamento di nuove e diverse partnership). Riguardo alla quantità delle disponibilità finanziarie da destinare al rafforzamento della squadra, impossibile fare previsioni. Ma appare probabile che la società punti a rilanciare quanto è oggi presente nella rosa, magari puntando sulle capacità taumaturgiche di un nuovo e più affidabile allenatore.Questo quadro dovrebbe (il condizionale appare d’obbligo) permettere alla proprietà attuale di trovarsi in un lasso di tempo ragionevole (4/5 anni) nelle condizioni di vendere anche il pacchetto di maggioranza, allo stesso Mr. Bee o ad interlocutori diversi, di un Milan rilanciato in campo, più solido dal punto di vista finanziario, e con asset strategici (quali lo stadio di proprietà) ormai in fase di completamento, ad un prezzo decisamente più alto di quello “strappabile” oggi alla controparte.Sono, ovviamente, permesse le perplessità.Matteo Forner

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