MENEZ E I DUBBI DI BOBAN: PUO’ ESSERE LUI IL LEADER?

MENEZ E I DUBBI DI BOBAN: PUO’ ESSERE LUI IL LEADER?

La dedica di Menez (fonte foto: gazzetta.it)
Jérémy Ménez, croce e delizia del Milan (fonte foto: gazzetta.it)
Nella disastrosa sconfitta di domenica pomeriggio rimediata a San Siro contro l’Atalanta, il peggiore in campo con la maglia rossonera è stato Jérémy Ménez. Il buon campionato finora disputato dal francese, capocannoniere della squadra con 9 reti, ha convinto la società a disfarsi di Torres ed Inzaghi a tenere frequentemente in panchina Pazzini per consentire a lui di giostrare come ‘falso nueve’. Solo che Ménez sta dimostrando anche quest’anno, leit motiv di tutta una carriera, di essere molto incostante, spesso anche irriverente ai limiti del fastidio.Se lo è domandato anche Zvonimir ‘Zorro’ Boban, grande ex numero 10 del Milan ed oggi opinionista per ‘Sky Sport’. Il croato non si spiega, per esempio, in base a quale criterio Ménez sia stato eletto leader incontrastato di questa squadra, quando, ad un’età ormai troppo matura per definirsi potenziale campione (Ménez va verso i 28), il francese ha fallito sistematicamente ogni chance concessagli a grandi livelli. Alla Roma prima, al PSG poi. E, parte, al Milan adesso.Ragionamento assolutamente condivisibile, quello di Boban, se si pensa che Ménez giunse a Roma nel 2008 con l’etichetta di nuovo fenomeno del calcio transalpino e venne mandato via, tre anni più tardi, con quella di incompiuto. Nella Capitale, il ‘Mago Houdini’ si dimostrò bravissimo nel dribbling, capace di qualche gol di pregevole fattura ed un po’ meno a giocare con i compagni. Tanto da finire presto scaricato a Parigi, al PSG appena rilevato dallo sceicco Nasser Al Khelaifi, che avrebbe voluto fare di Ménez il simbolo autoctono di una formazione ricca di campioni provenienti dall’estero. Invece… Screzi con Antoine Kombouarè, idillio sotto la guida di Carlo Ancelotti (ma senza mai brillare più di quanto avrebbe potuto fare), e totale disaccordo con Laurent Blanc, che lo relega gradualmente in panchina ed influisce così sulla sua scelta di non rinnovare l’accordo con i parigini.Da qui, l’approdo in questa stagione al Milan, dove diviene rapidamente croce e delizia della tifoseria rossonera. Quando è in vena, salta l’uomo, crea superiorità numerica, offre numerosi spunti per un assist o per un’azione personale vincente. E, va detto, ha (ri)trovato una certa confidenza con la porta. Quando, però, Ménez non è in giornata, vaga per il campo alla ricerca della giusta posizione, si intestardisce in dribbling senza costrutto, smette di rincorrere gli avversari provocando notevoli problemi in fase difensiva, e, sovente, perde palloni sanguinosi in zone del terreno di gioco ad alto rischio. Come quello di domenica scorsa, che ha innescato il contropiede fulmineo dell’Atalanta ed il gol vittoria orobico di Germán Denis.Alla luce di tutto ciò, può Jérémy Ménez assurgere al ruolo di leader del Milan? La compagine di Inzaghi, specialmente in questo terrificante inizio del nuovo anno, ha bisogno più che mai di certezze. I rossoneri non necessitano di un leader, bensì hanno bisogno di più di qualche ‘trascinatore’. Al Milan c’è bisogno di ritrovare, recuperare, un vero gruppo, di uomini forti e giocatori capaci che vogliono tutti remare dalla stessa parte. E poco importa se abbiano la forza fisica di un Rami, la grinta e la tenacia di un De Jong, o la tecnica, perché no, proprio di un Ménez, In una squadra dall’organico tristemente povero di talento, la differenza può farla la testa, l’atteggiamento mentale: qualità che farebbe di Jérémy Ménez quel campione da anni invocato.Daniele Triolo

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy