MASTOUR, UN TALENTO DA NON BRUCIARE

MASTOUR, UN TALENTO DA NON BRUCIARE

Hachim Mastour in azione con la maglia rossonera (Fonte: www.sporterni.it)
Hachim Mastour in azione con la maglia rossonera (Fonte: www.sporterni.it)
Essere un fenomeno a 12, 13 o 14 anni, non è sintomo automatico di poter diventare un campione del futuro. La vita è dura, e il talento spesso non basta. L’esempio di Mastour al Milan può essere importante in questo senso. Grande possibilità tecniche, qualità immensa, tecnica sopraffina.Il suo arrivo al Milan giovanissimo dalla Reggiana. Una concorrenza bruciata sul nascere, Galliani lo ha voluto, lo ha preso, lo ha fatto crescere. E ora? Alla soglia dei 17 anni continua ad essere un oggetto misterioso. Poche le partite giocate, sempre in bilico tra prima squadra e primavera, un fisico forse ancora non pronto al salto con qualche infortunio di troppo.Che Mastour sia un predestinato è sotto gli occhi di tutti. Ma il suo caso non è nuovo nel calcio italiano. Come quello di Vincenzo Sarno, fenomeno delle giovanili, e acquistato nel 1999, ad appena 11 anni, dal Torino per 120 milioni di lire. Ma le cose non sono andate benissimo. Un peregrinare tra Lega Pro e Serie B, un calcio che però pian piano si è mangiato il suo talento. Oggi, infatti, a 27 anni gioca nel Foggia in Lega Pro.Altro caso esemplare: anni fa, esattamente quindici, c’era un super talento che si affacciava al grande calcio come un campioncino dal futuro assicurato. Il nuovo Zidane insomma. Parliamo di Mourad Meghni, che a 16 anni strabiliava tutti e di cui tutti dicevano un gran bene. Grandi giocate, visione di gioco che pochi hanno. Inserito nella lista dei migliori prospetti del mondo, il classe ’84, non aspettò molto ad esordire in Serie A, con il Bologna che nel 2000 lo portò in Italia. Il 12 gennaio 2003, a poco più di 18 anni, Mourad esordì in Bologna-Milan 0-2, e da qui iniziò la sua avventura nel calcio professionistico. Ma la continuità non è mai stata il suo forte e, dopo un prestito al Sochaux, la Lazio lo ha strappato nel 2007 ai felsinei per 2,5 milioni di euro. Ma qualcosa si stava rompendo.Le giocate non riuscivano più come prima e Meghni non era più quel fenomeno decisivo capace di fare differenza come nei campionati giovanili. E, dopo 4 anni di alti e bassi, 60 presenze e solo due gol, per il franco-algerino si aprono le porte del Qatar e di un calcio meno professionale ma più remunerativo. E forse, con questo trasferimento, anche la fine della sua carriera. Oggi, infatti, Meghni ha 31 anni, e gioca a futsal, il calcio a 5, nel Champs Futsal. I troppi infortuni, forse, ma anche qualcosa che nella testa non ha funzionato. Ecco le sue parole a France Football: “Non ho sbagliato a partire da giovane e andare all’estero. Bologna mi sembrava la scelta migliore per me, e non l’ho fatto per soldi. Lì tutto andava bene, ho giocato presto e non mi sono mai sentito così bene come in quella città ed in quel club. In quel periodo nelle giovanili non si parlava che di me e De Rossi. La gente si aspettava molto di più da me. Ma avrei dovuto lavorare un po’ di più. Quand’ero giovane riuscivo a fare la differenza, e sembrava sufficiente. Mi sono cullato sul mio talento. Dopo un’ottima stagione a Bologna, firmai con la Lazio, che è stata la più grande squadra della mia carriera. In Italia avrei potuto fare un percorso migliore. Se ho un rimpianto, è quello di non essermi affidato ad un agente italiano. Perché il futsal? Mi avevano proposto cose come l’Australia. Ho avuto anche dei contatti in Francia, ma non ho intenzione di giocare in Ligue 2 o in categorie inferiori. Se tornerò a giocare a calcio sarà in Algeria, ma ho dei fastidi alle ginocchia. Penso già al mio futuro, mi piacerebbe allenare. Ora sono tornato il Mourad che tutti conoscevano prima che arrivasse il calcio nella mia vita e sono ritornato nel mio quartiere, mi sta facendo bene ritornare ad una vita normale”.Parole chiare e sincere di chi davvero si sente di aver perso la propria occasione.In Italia oggi c’è un altro ragazzo fenomenale, che nelle giovanili ha fatto al differenza ma che è stato subito e forse troppo presto catapultato in una realtà professionistica che se non sei preparato ti stritola. Mastour però ha dalla sua parte il talento, la testa, l’età (non dimentichiamo che ancora non ha 17 anni) e una famiglia che lo segue in ogni suo passo. E questa è la speranza. Che continui a divertirsi e a fare quello che a lui piace di più, giocare. Il resto verrà dopo. I media lo hanno caricato da subito di responsabilità, come se dovesse essere il nuovo Maradona. Può darsi che lo sia, ma tempo al tempo. Un passo alla volta. Un passo che potrebbe anche avvenire presto, ma senza pressioni e aspettative enormi. Perché Mastour è un talento troppo grande, da non dilapidare. Per il Milan e per l’Italia. Certo, le sue radici marocchine lo stanno chiamando, ma l’Italia è il suo presente e deve essere il suo futuro. Perché di gente come lui, ne abbiamo davvero bisogno.

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