MANCINI-INZAGHI: FANTASIA VS CONCRETEZZA

MANCINI-INZAGHI: FANTASIA VS CONCRETEZZA

Filippo Inzaghi, tecnico del Milan, e Roberto Mancini, allenatore dell'Inter - fonte www.vocidisport.it
Filippo Inzaghi, tecnico del Milan, e Roberto Mancini, allenatore dell’Inter – fonte www.vocidisport.it
Si tratta del primo derby da allenatore per Filippo Inzaghi, come egli stesso l’ha definito “una partita speciale sia per noi che per loro”: un derby di prime volte, ritorni e tante aspettative. Nessuno si aspettava che questo derby facesse così tanto rumore, fino a poco tempo fa si parlava di scontro tra due squadre anonime alla ricerca di un’identità, è stato Thohir a imprimere la svolta con il clamoroso esonero di Mazzarri. L’Inter ha aperto un nuovo capitolo, sulla panchina nerazzurra è tornato Roberto Mancini, l’allenatore che i tifosi non hanno mai dimenticato e per cui hanno nutrito sempre tanto affetto. Un ritorno difficile per il tecnico, ma allo stesso tempo affascinante: “Nessun incontro sarebbe stato semplice in Serie A, ma devo dire che cominciare con Milan e Roma è affascinante e difficile. Anzi: forse è meglio avere due gare come quelle contro Milan e Roma subito, così il cervello sta bello sveglio subito”.Mancini e Inzaghi si sono sfidati diverse volte sul campo di gioco, esibendo caratteristiche diverse, ma dimostrandosi entrambi dei fuoriclasse. Lo jesino ha portato la Sampdoria e la Lazio ad altissimi livelli, vincendo uno scudetto, 4 Coppe Italia, 1 Supercoppa di Lega e una Coppa delle Coppe con i blucerchiati e arrivando persino a disputare una finale di Champions contro il Barcellona, persa ai supplementari. Con i biancocelesti invece: uno scudetto in occasione del centenario della squadra, una Supercoppa europea, una Coppa delle Coppe, due Coppe Italia e una Supercoppa di Lega. Un giocatore indispensabile per entrambe le squadre, tant’è che dopo il suo addio né Sampdoria né Lazio hanno più brillato come in quegli anni. Il Mancio in campo univa tecnica e fantasia, incisivo sia come assist-man che come punta, ma era il suo carisma a fare la differenza con compagni, avversari e persino arbitri.Inzaghi ha portato il Milan sul tetto d’Europa per ben due volte, oltre ad aver vinto un Mondiale per club e due scudetti. Per lui meno fantasia e più concretezza, un vero e proprio avvoltoio dell’area di rigore. Emiliano Mondonico, suo allenatore all’Atalanta, l’ha soprannominato “killer insitinct”. Sempre al limite del fuori gioco, veloce, imprevedibile, con un senso del gol paranormale e disposto a metterla dentro in ogni modo possibile.Se sul campo potevano giocarsela alla pari, solo una questione di gusti porta a prediligere uno piuttosto che l’altro, in panchina è inutile negare la superiorità di Mancini, questo perché, in campo si sfidavano fantasia vs concretezza, mentre domenica in panchina si sfideranno esperienza vs ambizione. Il Mancio ha già alle spalle 14 anni di carriera, in cui ha fatto sia il vice che il traghettatore, ma il suo curriculum recita: Leicester City, Fiorentina, Lazio, Inter, Manchester City e Galatasaray. Inzaghi allena in prima squadra solo da inizio stagione, la società ha puntato su di lui come promessa, le sue uniche armi sono passione e ambizione. Il tecnico nerazzurro però si ricorda bene del Pippo rossonero, che già una volta gli negò la gloria: quel 4 maggio 2008, quando la sua Inter poteva festeggiare lo scudetto proprio in un derby e invece fu costretta a rinviare la festa. Il Milan vinse per 2 a 1, marcatori Inzaghi e Kakà. In casa Milan ci si augura che la storia possa ripetersi e non che il Mancio sia tornato per prendersi la rivincita.Federica Di Bartolomeo(Twitter @FedericaDB22)

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