LA CHAMPIONS E QUEL SOGNO A CUI NON SAPPIAMO RINUNCIARE

LA CHAMPIONS E QUEL SOGNO A CUI NON SAPPIAMO RINUNCIARE

Vittoria del Milan nella Champions 2003, fonte foto Soccer illustrated
Vittoria del Milan nella Champions 2003, fonte foto Soccer illustrated

“Ce sont les meilleures équipes, sie sind die allerbesten Mannschaften, the main event. Die Meister, die Besten, les Grandes Équipes, the Champions…..”

Tanti la vorrebbero sentire, tanti la vorrebbero cantare, tanti la sognano.Ogni partita di Champions viene accompagnata da queste parole, il cosidetto “Inno della Champions”, la cui musica genera speranza, alimenta sogni, voglia di vincere e di essere i migliori.

I tifosi milanisti sono indubbiamente abituati bene. La Champions, terra di conquista rossonera, con sette vittorie totali, di cui cinque negli ultimi venticinque anni.
Da sempre esaltato il Dna europeo del Milan.
Ma questo non deve essere un alibi, e neanche un miraggio. 
Nel 2016 Milano, o meglio, San Siro, è stato scelto per ospitare la finale. E le menti di ogni tifoso rossonero, in primis quella del presidente Berlusconi, viaggiano lontano: magari giocare la finale in casa, magari esserci, magari vincere, magari…
Ed è questo il problema: i troppi ‘magari’.  Gli anni d’oro della Champions, delle finali, delle grandi sfide europee sembrano lontani anni luce. Una squadra e un gruppo smembrato, rivoluzionato. E i top club europei che non sono stati a guardare, hanno studiato, imparato, investito e ci hanno superato. Nell’organizzazione, nella programmazione. Forse è questo che è mancato al Milan negli ultimi anni, per continuare ad essere competitivi ad alti livelli in Europa. 
Un’ annata storta, per carità, ci può sempre stare, ma quello che ora sembrano mancare, sono le basi. O per lo meno, si sta cercando di ricominciare.
E per poterlo fare ci vogliono anni. Perchè per vincere non è sempre necessario spendere più di tutti, ma spendere bene: Atletico e Dortmund delle ultime stagioni lo testimoniano. 
Ed è per questo che, va bene l’entusiasmo, va bene l’ottimismo, ma ora come ora è meglio il realismo , ma con una buona dose di speranza però, senza cadere nel vittimismo.
La speranza di raggiungere l’obiettivo Champions passo dopo passo, uno step alla volta, senza bruciarsi o illudere nessuno.
Perchè per vincere ci vuole tempo, per perdere tutto un attimo. E le premesse buone ci sono.
Ora però non si deve tornare indietro, si deve programmare ogni singolo dettaglio, anche il più insignificante e finalizzare il tutto all’ascolto di quell’inno, di quella dolce musica di metà settimana, magari a San Siro, magari in finale…

 

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