L’ ESEMPIO DI INZAGHI: TUTTI GLI ERRORI DA NON RIPETERE

L’ ESEMPIO DI INZAGHI: TUTTI GLI ERRORI DA NON RIPETERE

Sinisa-Mihajlovic-e-Filippo-InzaghiNon c’è dubbio alcuno rispetto al fatto che lo sport preferito dei tifosi milanisti durante questa lunga pausa estiva sarà quello di dare consigli al nuovo allenatore Mihajlovic; consigli rispetto ai giocatori da richiedere sul mercato, sul modulo da utilizzare, sulle scelte di comunicazione intra-societaria ed extra-societaria, sui proclami da fare riguardo agli obiettivi ed altro ancora.Nel rispetto, ovviamente, delle opinioni di tutti (dopo due anni di indicibili sofferenze sportive, riteniamo che ognuno abbia il diritto di formulare delle cosiddette “raccomandazioni”), vorremmo perlomeno avvertire la nuova guida rossonera riguardo ad alcuni concetti che spereremo di non sentirci propinare nuovamente nelle interviste pre o post-partita. Considerazioni quali “Avremo la bava alla bocca”, “Chi non lotta non potrà giocare nel mio Milan” o “Anche se perderemo qualche partita, lo faremo solo contro chi è più forte, non chi ha più voglia”, speriamo, vengano definitivamente accantonate ed archiviate. L’impegno, la voglia, lo spirito di sacrificio non sono strategie, piani di lavoro ma sono solo atti dovuti (un tempo si sarebbe parlato di “minimo sindacale”) da parte di giocatori professionisti piuttosto ben remunerati.Troppe volte Inzaghi ha dovuto disquisire di motivazioni dei suoi calciatori perché non poteva parlare di un’idea di calcio che non è mai riuscito a dare. Vorremmo ritrovare un allenatore che al termine di una gara di campionato (non importa se vinta o persa) ci spiega tatticamente cosa è andato bene e cosa non è andato nel verso giusto, senza analisi pseudo-psicologiche sull’attitudine alla lotta dei suoi giocatori.Ma soprattutto abbiamo bisogno di un uomo che creda fermamente nel proprio modo di intendere il calcio (modulo tattico, organizzazione in campo, rapporti tra staff e calciatori, codice comportamentale, etc.) senza farsi influenzare da ogni più piccolo refolo di vento proveniente da frange di tifosi scontenti, dirigenti impazienti, patron lunatici. Non vorremmo infatti ripercorrere le orme di una stagione in cui, in ogni singola giornata di campionato, era impossibile scommettere su chi sarebbe sceso in campo e con quale schema di gioco; calciatori messi fuori rosa, rilanciati di punto in bianco e poi di nuovo accantonati. Una squadra non si plasma per tentativi ma per convinzione.Pertanto cercasi coerenza e coraggio (che non significa cocciutaggine ed incoscienza), libertà di azione e capacità di andare anche controcorrente se lo si ritiene utile e giusto. Dopotutto, diceva Bertolt Brecht, “Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati”.Matteo Forner 

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