INZAGHI HA LA ‘MAZZARRITE’: PIPPO FATICA AD INQUADRARE LA REALTA’

INZAGHI HA LA ‘MAZZARRITE’: PIPPO FATICA AD INQUADRARE LA REALTA’

Pippo Inzaghi, tecnico rossonero (Fonte foto: sport.leonardo.it)
Pippo Inzaghi, tecnico rossonero (Fonte foto: sport.leonardo.it)
Nelle sue 11 stagioni rossonere da calciatore, Pippo Inzaghi di gol ne ha fatti tanti in tutte le competizioni. Dal campionato alla Champions League, passando per la Coppa Italia, le Supercoppe e il Mondiale per Club regalando tante gioie a tutti i tifosi del diavolo.Riavvolgendo un po’ il nastro dei ricordi, ci fermiamo al 12 febbraio del 2006: il Milan, privo di Shevchenko, scende a Reggio Calabria per affrontare la Reggina. Il risultato è un perentorio 1-4 con tanto di tripletta di Inzaghi. L’allenatore dei Calabresi è un giovane tecnico alla sua seconda stagione in Serie A: Walter Mazzarri. Mentre quella domenica tutti vedono un Milan spumeggiante che porta a casa la vittoria senza problemi, e che avrebbe potuto segnare anche altri gol, il buon Walter vede un Milan “insolitamente cinico”, e nelle interviste del dopo gara parla di una partita equilibrata in cui il Milan ha capitalizzato il 100% delle occasioni avute.A distanza di nove anni, oggi tutti sappiamo che Mazzarri è fatto così: ha sempre una scusa buona quando non vince. Ora è colpa di un gol sbagliato, ora dell’arbitro, ora della pioggia. Ciò che nessuno di noi poteva immaginare, è che quel 12 febbraio di nove anni fa, l’allenatore Livornese inoculò in Inzaghi il virus della Mazzarrite. Un virus rimasto in incubazione fino a pochi mesi fa, quando l’ex centravanti rossonero ha preso la guida del Milan e si è dovuto trovare di fronte ai microfoni a spiegare le magre prestazioni dei suoi. “Se avessimo segnato, avremmo vinto”, “se l’arbitro ci dà quel rigore a cinque minuti dalla fine, la pareggiamo”, “Se non ci facevano gol, vincevamo noi”. Certo, non siamo ai livelli del maestro, ma la strada è quella giusta.Il Milan è una squadra che naviga a vista, va così da inizio campionato. Infatti, dopo le vittorie nelle prime due giornate (che forse un po’ ci avevano illuso), si è sempre mantenuta una media punti poco soddisfacente, tanto è vero che l’unica occasione in cui la squadra è riuscita a mettere insieme due vittorie di fila, è stata la doppia sfida alle Veronesi: 2-0 in casa col Chievo e 1-3 al Bentegodi contro gli uomini di Mandorlini. Esattamente un girone fa.Molto spesso, trovatosi a dover analizzare questo disastroso avvio di 2015, in cui la squadra ha accumulato la miseria di 9 punti su 27, Inzaghi ha ripetuto ossessivamente che “dobbiamo lavorare per tornare ad essere quelli che eravamo prima di Natale”. Forse quello che sfugge a Pippo è che siamo esattamente quelli che eravamo prima di Natale. Dalla gara dell’Epifania contro il Sassuolo, il Milan ha disputato nove partite di campionato vincendone soltanto due (in casa contro le ultime della classe). Esattamente lo stesso numero di vittorie totalizzato nei nove incontri che hanno preceduto la sosta Natalizia, dove il Milan ha battuto Udinese e Napoli.Come se non bastasse, in questo periodo abbiamo dovuto sentire che “in 10 uomini ormai la partita era andata” (per giustificare il fatto di essere stati presi a pallonate dal Torino), “non potevamo pensare di dominare contro l’Empoli” (per giustificare il fatto di essere stati in balìa dei toscani per 90 minuti. In casa) o addirittura che il misero punto ottenuto contro il Chievo vale “il bicchiere mezzo pieno”.Tutte queste dichiarazioni quantomeno fantasiose denotano un totale distacco dalla realtà da parte di Inzaghi. Oppure un arrampicarsi sugli specchi in tutti i modi possibili pur di negare le proprie colpe. Delle due l’una, perché non basta parlare degli infortuni per giustificare la miseria di 4 vittorie nelle ultime 18 partite (o 8 vittorie nelle 25 gare disputate fin qui, che poco cambia).Allo stesso modo non basta continuare a dire “ricordiamoci da dove veniamo” per giustificare il fatto di essere ancora, a marzo, un cantiere aperto in cui si sono viste 27 formazioni diverse in 27 partite ufficiali fin qui disputate. E non basta per due motivi: il primo è che una spiegazione di questo tipo può essere accettabile per le prime dieci partite (e sono già tante), non nella parte ormai conclusiva della stagione. Il secondo è che se proprio vogliamo entrare nel dettaglio di quel “da dove veniamo” possiamo dire che si, è vero, veniamo da un ottavo posto nell’ultimo campionato. Ma è altrettanto vero che quell’ottavo posto è figlio di un girone d’andata disastroso, perché nel girone di ritorno la squadra fece ben 35 punti. Quindi quel “ricordiamoci da dove veniamo” è un’arma a doppio taglio.Magari da Inzaghi (e forse anche da chiunque altro) non ci si può aspettare una totale ammissione di colpe, anche perché la naturale conseguenza sarebbero le sue dimissioni, ma nemmeno si può continuare ad accettare questo infinito elenco di Mazzarrismi. Né tantomento che quando un giornalista gli fa notare quanto male abbia giocato la sua squadra, lui alzi i tacchi e vada via.Rocco Piliero@SmxWorld

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