IL 2014 DI… SILVIO BERLUSCONI

IL 2014 DI… SILVIO BERLUSCONI

Silvio Berlusconi, presidente rossonero (fonte foto: urbanpost.it)
Silvio Berlusconi, presidente rossonero (fonte foto: urbanpost.it)
Il 2014 è stato un anno sicuramente particolare, sotto il punto di vista personale, per il Presidente del Milan, Silvio Berlusconi. Agli albori del 2014, infatti, in seguito alla condanna per il ‘processo Mediaset’, il Senato aveva votato la sua decadenza dalla carica di Senatore, estromettendolo dalle Camere dopo 20 anni di presenza ininterrotta. Una dura botta, per il ‘Cavaliere’ (forse anche più pesante di quella relativa al ‘caso Ruby’), che lo ha portato, di fatto, a ridimensionare la sua presenza nella vita politica del nostro paese.Tutte queste vicissitudini, però, sono servite in qualche modo a riaccendere l’amore del Presidente per il suo Milan. Nell’ultimo anno, infatti, Berlusconi è tornato a riavvicinarsi alla squadra così come aveva fatto, quasi 29 anni orsono, all’epoca dell’acquisizione della società rossonera che era sul punto di sparire dopo la presidenza di Giuseppe ‘Giussy’ Farina. E’ tornato ad essere non solo colui il quale paga gli stipendi, ripiana i buchi di bilancio e stanzia i fondi (sempre troppo pochi…) per finanziare il calciomercato di Adriano Galliani, ma è tornato a ricoprire a tutti gli effetti la carica di ‘Presidente’, ‘proprietario’ e ‘patron’, sovente seduto sulla sua poltroncina allo stadio ‘Meazza’ per osservare la sua creatura, spesso interagendo con la stampa per rilasciare dichiarazioni, pareri ed opinioni. E sempre più frequentemente a contatto diretto con lo staff tecnico ed i giocatori.Il suo 2014 si era aperto subito con uno scossone. 6 gennaio, Sassuolo-Milan. I rossoneri che al 13′ conducono 2-0 con le reti di Robinho e Balotelli, vengono soverchiati dalla quaterna di Berardi, rimontati e sconfitti 4-3. La debacle fa saltare la panchina di Massimiliano Allegri, ed anticipa di sei mesi il già previsto arrivo di Clarence Seedorf il quale, in fretta e furia, appende gli scarpini al chiodo, saluta in lacrime la torcida del Botafogo, toglie la maglia bianconera numero 10 ed indossa giacca e cravatta a tinte rossonere per inaugurare un nuovo ciclo quale allenatore del Milan. L’esperienza di ‘Willy Wonka’ sulla panchina del club rossonero non va, però, come auspicato da tutti. Berlusconi in testa, che tanto aveva spinto per l’olandese, a discapito di Filippo Inzaghi, allora tecnico della Primavera, caldeggiato al contrario da Galliani. Seedorf risolleva la squadra, è vero, e, da un’anonima posizione di metà classifica la porta, a fine stagione, a sfiorare la qualificazione in Europa League per un solo punto. Nel mezzo, però, tanti contrasti con i calciatori e, soprattutto con le ‘teste pensanti’ in casa Milan. Berlusconi, per il quale Seedorf era come un figlio, corregge in corsa la sua scelta e decide per una separazione a giugno, nonostante un ricco contratto gratifichi l’olandese. Scaricando, tra l’altro, dall’organico anche tutti quei calciatori che avevano legato con Seedorf (Amelia, Taarabt, per citarne un paio).A quel punto il Presidente decide di concedere carta bianca a Galliani per quanto riguarda la scelta del tecnico (finalmente, Inzaghi), mettendo però a disposizione dell’amministratore delegato all’area sportiva soltanto una decina di milioni scarsi per il calciomercato. Quale novità. A far da contraltare al braccino corto, l’assidua presenza di Berlusconi nel centro sportivo di Milanello. Infatti, da questa stagione, Berlusconi si presenta ogni venerdì dalle parti di Carnago, pranzando con dirigenti ed allenatore, spronando i calciatori a dare il proprio meglio per la gloriosa maglia rossonera, ed incontrando sponsor ed eventuali finanziatori esterni ‘procacciati’ in giro per il mondo dalla figlia Barbara. A conti fatti, il Cavaliere ha riassunto un ruolo centralissimo nella vita quotidiana del Milan, e poco importa se la squadra, nel giro di un anno, non sia poi migliorata così tanto, né, tanto meno, tornata a quei livelli di competitività che lo stesso Berlusconi pretende in nome della storia sportiva e dei possibili proventi economici.Se il 2014, quindi, è stato l’anno della riscoperta di una nuova, vecchia passione, l’auspicio della tifoseria rossonera è che il 2015 sia, anche per Berlusconi, quello del definitivo, brillante rilancio del Milan nell’élite del calcio che conta davvero.Daniele Triolo

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