I TRE DIRETTORI SPORTIVI CHE STUZZICANO IL MILAN

I TRE DIRETTORI SPORTIVI CHE STUZZICANO IL MILAN

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Il Milan è alla ricerca del proprio futuro, cercando di vivere un dignitoso presente. Non si sarà chi ci sarà in società,chi sarà la guida tecnica, quali giocatori scenderanno in campo. Si fanno tantissimi nomi, ma si hanno poche certezze. Nel Milan che verrà, inoltre, si pensa ad un nuovo direttore sportivo. Al momento la carica è tenuta da Rocco Maiorino, uomo fidato di Galliani; fino allo scorso anno, però, c’era uno dei migliori direttori al mondo: Ariedo Braida, che ora ricopre lo stesso ruolo in una squadra di cui pochi hanno sentito parlare: il Barcellona. Tre sono i nomi che si fanno per il futuro: Sabatini, Pradè e Sogliano.

Walter Sabatini - fonte www.goal.com
Walter Sabatini – fonte www.goal.com
SABATINI – Ai ferri corti con la tifoseria romana, dopo una prima stagione da record, sta pagando un mercato di gennaio che ha, di fatto, indebolito la squadra. Via Destro e dentro Doumbia, senza dimenticare i colpi Spolli e Ibarbo, che sembrano, sino a questo momento, senza senso. Capita a tutti di sbagliare. Già, perché nella sua carriera ha scoperto giocatori rivelatosi poi dei campioni. Esempi? Partiamo da lontano. Alla Lazio tra il ’92 e il ’94, sotto la sua gestione escono Marco Di Vaio e tale Alessandro Nesta. Vi dice niente? Continuiamo: dopo una squalifica tra il 2003 e il 2005, torna in biancoceleste, dove fa conoscere Kolarov, Behrami, Lichtsteiner, Radu, Kozak e Cavanda. Poi il periodo di Palermo, in cui porta in Italia Javier Pastore, rivenduto a suon di milioni al PSG, e Abel Hernandez, suo vero e proprio pupillo. Il resto è storia recente.
Daniele Pradè (fonte foto: www.corrieredellosport.it )
Daniele Pradè (fonte foto: www.corrieredellosport.it )
PRADE’ – Uno degli autori del capolavoro Fiorentina, una delle squadre che sta giocando il calcio più bello d’Italia e che si sta facendo rispettare anche in Europa. Prima di approdare a Firenze ha legato i suoi inizi alla Roma, dove nel 2004 divenne direttore sportivo, dopo le dimissioni di Baldini. La sua prima scelta si rivelò azzeccata: Luciano Spalletti sulla panchina giallorossa. Si aprì, quindi, un ciclo di 4 anni in cui la Roma darà del filo da torcere a tutti: 4 secondi posti, 2 Coppe Italia e una Supercoppa Italiana. Molti giocatori di qualità presi nella capitale: Juan, Taddei, Riise, Giuly, Simplicio, utili al progetto. Ovvio, presi anche tanti granchi: Cicinho, Loria, Antunes, Barusso, Zamblera, Faty e Kharja. Con l’arrivo della proprietà americana dà le dimissioni e si accasa alla Fiorentina. Qui i suoi colpi più riusciti: Borja Valero, Gonzalo Rodriguez, Pepito Rossi (prima dell’infortunio), Joaquin e anche quel Mario Gomez che ora, dopo un periodo difficile, sta segnando con regolarità. I flop? Iakovenko, Sissoko, Larrondo, Matri, Olivera e Anderson.
Sean Sogliano, ds del Verona (Fonte: www.lapresse.it)
Sean Sogliano, ds del Verona (Fonte: www.lapresse.it)
SOGLIANO – Ritiratosi da calciatore nel 2004, diventa subito direttore sportivo a Varese, nella società appena rifondata. Questo è il suo piccolo capolavoro perché sotto la sua gestione il club lombardo risalirà dai campionati dilettantistici sino alla Serie B, sfiorando la promozione in Serie A. In coppia con Sannino fa sognare una città intera. Successivamente, nel giugno del 2011, si trasferisce a Palermo, ma a novembre dà le dimissioni per incomprensioni con il presidente nonostante un contratto triennale. Un mercato estivo quello condotto da Sogliano difficile da definire positivo. Arrivarono, tra gli altri, Aguirregaray, Della Roca, Varela, Simon, Tzorvas, Cetto, Mantovani, Silvestre e Zahavi. Unico colpo degno di nota Barreto, attualmente capitano dei rosanero. Nel 2012 va a Verona, in Serie B, e riporta gli scaligeri in Serie A. I colpi più importanti della sua esperienza a Verona sono Jorginho, al quale viene data fiducia dopo il prestito alla Sambonifacese, Tachtsidis, uno dei pilastri della promozione; in A invece viene preso Luca Toni, Romulo, Jacopo Sala e il fiore all’occhiello Juan Manuel Iturbe.

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