DE SCIGLIO NON SI TOCCA, MA SERVE UNA SVEGLIA

DE SCIGLIO NON SI TOCCA, MA SERVE UNA SVEGLIA

Mattia De Sciglio, fonte foto AP Photo/Antonio Calanni
Mattia De Sciglio, fonte foto AP Photo/Antonio Calanni
Una partita durata poco più di uno sbadiglio, identico a quello che lo ha accompagnato per l’intera stagione. De Sciglio infatti, con il cartellino rosso rimediato dopo soli 42 secondi nella gara di ieri contro il Napoli, ha battuto il record dell’espulsione più veloce della storia della serie A precedentemente detenuto da Oliveira.Alla luce dei fatti questo si potrebbe tranquillamente definire come il punto più basso della carriera del ventitreenne difensore rossonero. Ma dov’è finito l’erede designato del grande Paolo Maldini? Semplice, non è mai esistito. Ma allora il suo reale valore è questo? Nemmeno.Di certo, ad oggi, ci sono le prestazioni fornite in queste tre stagioni: benissimo la prima sotto la guida di Allegri che lo lanciò nell’11 titolare facendogli guadagnare anche la Nazionale mentre male, se non malissimo, le due stagioni successive, con il Milan passato dalle mani di Allegri a quelle di Inzaghi passando per quelle di Clarence Seedorf. Insomma, il valore delle prestazioni è stato inversamente proporzionale alle aspettative.Forse la spiegazione sta proprio in questo e nel peso che la comunicazione milanista prima e italiana poi hanno riversato sulle sue spalle, solo apparentemente in grado di sopportare questo fardello. Parliamoci chiaro, il paragone con Maldini avrebbe stroncato chiunque. Ma il De Sciglio attuale non regge il confronto nemmeno con sé stesso agli esordi in maglia rossonera. Personalità, tecnica e sagacia tattica erano sembrate sin da subito le sue peculiarità. Ad oggi sembrano svanite, eppure le qualità tecniche sono rimaste le stesse, di certo non possono essersi perse nei campi di Milanello.Il numero 2 sembra però aver interrotto bruscamente il suo processo di crescita, probabilmente per colpe non solo sue. Anche la vecchia guardia rossonera venne fagocitata dalle disastrose annate 96/97 e 97/98, figuriamoci un giovane alle prime esperienze a grandi livelli che per di più gioca nel peggior Milan della presidenza Berlusconi, perché di questo si tratta: di un giovane alle prime esperienze.Il lavoro che dovrà esser fatto su di lui sarà soprattutto a livello mentale, senza però dimenticare la preparazione fisica e tattica perché, ad esempio, entrambe le espulsioni rimediate in questa stagione sono state causate da errati posizionamenti in campo ai quali si è cercato di porre rimedio con interventi tanto disperati quanto inutili e impacciati.Sia contro il Torino sia ieri contro il Napoli gli interventi dell’esterno sembravano dei replay rispetto alla velocità del suo diretto avversario.In un Milan che punta alla rinascita la figura di un italiano prodotto dalle giovanili sembra imprescindibile. Forse però, come tutti i ragazzi della sua età, ha bisogno di sbagliare. È per questo che il suo processo di crescita potrebbe concludersi temporaneamente lontano da Milanello, dove la nebbia sembra aver offuscato la sua stella.Federico Lena

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy