CERCI E DESTRO, ULTIMA CHIAMATA: SVEGLIA O ADDIO

CERCI E DESTRO, ULTIMA CHIAMATA: SVEGLIA O ADDIO

Destro, Cerci e Menez esultano dopo un gol (Fonte: news.superscommesse.it)
Destro, Cerci e Menez esultano dopo un gol (Fonte: news.superscommesse.it)
Ci sono storie, apparentemente minori, che, in determinate situazioni, diventano metafora di vicende più grandi e complesse. In tal senso riflettere delle deludenti stagioni di Alessio Cerci e Mattia Destro sembra essere un puro esercizio stilistico se confrontato con il completo, assoluto, marasma che regna sovrano in casa Milan. In realtà, nulla esemplifica meglio il fallimento di un’intera stagione sportiva (e per carità, di patria ci fermiamo solo al lato sportivo) delle storie personali dei due giocatori.Alessio Cerci arriva a Milano durante le primissime fasi del cosiddetto “mercato di riparazione”; in quel momento (sembra passato un secolo), il Milan è in scia del Napoli, terzo in classifica e battuto poche settimane prima. La prospettiva di un lotta per una qualificazione in Champions League sembra materializzarsi e l’acquisto di Cerci sembra essere il tassello giusto per migliorare la rosa e aumentare le possibilità di raggiungimento di questo obiettivo. Per non parlare del fatto che il grande sponsor, sin dall’estate, del giocatore è, in primo luogo, l’allenatore Filippo Inzaghi. Il resto è storia nota: 16 presenze, solo 6 però da titolare, qualche assist (l’ultimo a Udine sul gol, inutile, di Pazzini), molte panchine, polemiche, incomprensioni, marginalizzazione progressiva. Da trofeo da esibire con orgoglio a cimelio da museo da stipare in qualche magazzino polveroso: possibile? Al Milan di oggi, sì. Resterà se non altro perché è in prestito fino a giugno 2016 e perché è altamente improbabile che l’Atletico Madrid trovi qualche società disposta a pagare, per una cessione a titolo definitivo, una cifra che compensi, in parte ovviamente, i 18 milioni di euro spesi l’estate scorsa per l’ex-giocatore del Torino. Umorale, talentuoso, incostante, carattere spigoloso. Non proprio l’identikit di un trascinatore, ma se si vuole provare a recuperarlo serve un allenatore in grado di capirlo e valorizzarlo. Si accettano consigli in merito.Mattia Destro viene prelevato (nel vero senso della parola, considerata l’ormai storica immagine di Galliani attaccato al citofono dell’appartamento del giocatore a Roma) dalla squadra capitolina al termine del mercato di gennaio; l’entusiasmo e l’ottimismo di fine 2014 ha, nel frattempo, lasciato spazio alle prime cadute (Sassuolo, Atalanta e Lazio), ai primi dubbi, ai timori di un’altra stagione da buttare. Il giocatore marchigiano dovrebbe servire, oltre a dare un nuovo e vero punto di riferimento in attacco dopo l’addio dell’impalpabile Torres, a ridare entusiasmo ad un ambiente spaventato dagli ultimi risultati negativi. Non servirà a nulla: 11 presenze, soli 2 goal, prestazioni discutibili, scarsa partecipazione al gioco (se di gioco, al Milan, è possibile parlare), poca voglia di sacrificarsi. Sta finendo male la sua esperienza al Milan, con due panchine nelle ultime due gare (gli viene preferito ad Udine persino Pazzini) e dichiarazioni un po’ troppo in libertà del suo procuratore. Ovviamente al Milan non rimarrà nella prossima stagione. Troppi i 16 milioni di euro per esercitare il diritto di riscatto, fissato al momento del prestito, per le disastrate casse di un club che ha approvato un bilancio che riporta una perdita di esercizio di circa 90 milioni di euro per l’anno 2014. I possibili passaggi di proprietà non sembrano poter cambiare il destino del giocatore. Tornerà a Roma, forse nello stesso appartamento. Galliani può già cancellare l’indirizzo dalla sua agenda. Peccato.Matteo Forner 

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