CESARE MALDINI

Cesare Maldini, bandiera del Milan

LA SCHEDA

Nome: Cesare Maldini

Luogo e data di nascita: Trieste, 5 febbraio 1932

Luogo e data di morte: Milano, 3 aprile 2016

Nazionalità: Italiana

Ruolo: Difensore

 

CENNI BIOGRAFICI

Cesare Maldini nasce a Trieste il 5 febbraio 1932. Difensore dotato di tecnica e personalità, è il primo capitano del Milan ad alzare al cielo la Coppa dei Campioni nel 1963.

Maldini, icona rossonera per la lunga carriera spesa al Milan sia da giocatore sia come tecnico e osservatore, è parimenti simbolo indimenticabile della storia del calcio italiano per aver vinto, a fianco di Enzo Bearzot, il campionato del mondo del 1982 e per aver trionfato, come tecnico della Nazionale Under 21, in tre edizioni consecutive (1992, 1994, 1996) del campionato europeo di categoria.

Sposato con Marisa, padre di sei figli, tra cui il formidabile Paolo, che è degno successore del padre nel ruolo di leader e capitano del Milan, si cala con la consueta signorilità e competenza, a fine carriera, nel ruolo di commentatore televisivo.

Muore a Milano il 3 aprile 2016, all’età di 84 anni, lasciando un incolmabile vuoto in quanto simbolo di un’epoca calcistica irripetibile.

 

STORIA

Triestino del quartiere del pane, Servola, Cesare Maldini, dopo un promettente inizio di carriera a Trieste, viene ingaggiato dal Milan a soli 22 anni. Cresciuto sotto l’ala protettrice di Nereo Rocco, si impone nel 1954 all’attenzione degli ambiziosi rossoneri del presidente Rizzoli, alla ricerca di giovani talenti da affiancare a più celebrati campioni, per la sicurezza ed i bagliori di classe che mostra al primo campionato di serie A da titolare con la maglia della Triestina.

Il primo anno al Milan è trionfale: i rossoneri conquistano il quinto titolo nazionale, avvalendosi in difesa delle qualità emergenti di Cesare Maldini e spinti in attacco dalle reti di Gunnar Nordahl. Rizzoli ha creato un gruppo di campioni ai quali si aggiungono ogni anno nuovi talenti con lo scopo, raggiunto, di riportare e mantenere il Milan ai vertici del calcio italiano e partecipare, con concrete ambizioni di successo, all’avventura europea.

Benché molto giovane, Cesare Maldini è leader del reparto difensivo: colleziona presenze e scudetti nella stagioni 1956/7 e 1958/9, arrivando anche a disputare con il Milan la finale – prima volta per una squadra italiana – di Coppa dei Campioni nel 1958, uscendone tuttavia sconfitto per tre reti a due dal Real Madrid.

Nel 1961 Cesare viene raggiunto a Milano dal suo mentore, Nereo Rocco, che assume la guida tecnica del Milan. Il campione rossonero è oramai ambientato nella metropoli meneghina, che tuttavia spaventa il pur navigato tecnico triestino che, a seguito di un inizio di campionato stentato, chiama a sé Cesare confidandogli la propria inadeguatezza e la volontà di lasciare Milano ed il Milan.

E’ proprio il campione di Servola ad imporsi una volta ancora con l’innato carisma: “Signor Rocco, non se ne vada, qui si vince” sono le parole che Cesare pronuncia per convincere Nereo Rocco a restare. Così, con Cesare Maldini diga difensiva ed una serie impressionante di campioni a centrocampo ed in attacco, il Milan inizia la rimonta che lo porterà allo scudetto nella stagione 1961-62.

L’anno successivo la coppia Maldini – Rocco farà da regista al primo trionfo continentale di una squadra italiana: nel tempio di Wembley il Milan sconfigge per due reti ad una i temibilissimi portoghesi del Benfica portando a Milano la tanto agognata Coppa dei Campioni.

Con l’abbandono del presidente Rizzoli e di Nereo Rocco, che si trasferisce al Torino, si esaurisce il ciclo vincente al Milan di Cesare Maldini che rimane in rossonero per altre tre stagioni da capitano sino al 1966, dopo aver collezionato complessivamente 412 presenze con tre reti all’attivo.

Cesare cede la fascia di capitano a Gianni Rivera e si trasferisce a Torino sponda granata, per ritrovarsi una volta ancora con Nereo Rocco. Al termine della stagione 1966-67 Cesare Maldini decide di lasciare l’attività agonistica per intraprendere la carriera di allenatore. Cresciuto anche in questa esperienza all’ombra del grande allenatore conterraneo, il calcio di mister Cesare Maldini si dimostrerà elegante ed essenziale e lo porterà al successo sui campi d’Italia e del mondo.

Cesare Maldini vince, nella stagione 1972-73, da allenatore del Milan, con Nereo Rocco nel ruolo di direttore tecnico, la Coppa Italia e la Coppa delle Coppe, ma perde inopinatamente il campionato all’ultimo respiro nella triste domenica della “fatal Verona” che vede i rossoneri sconfitti 5-3 al Bentegodi e sorpassati in classifica dalla Juventus.

La carriera di allenatore di Cesare Maldini subisce così un brusco stop: l’esonero dal Milan nel 1974 e le tutt’altro che indimenticabili esperienze sulle panchine di Foggia e Ternana lo allontanano dalla ribalta cui è abituato e dai palcoscenici che merita.

Nel 1980 Maldini, dopo aver centrato una promozione in serie B con il Parma del promettente Carlo Ancelotti, da lui valorizzato, entra a far parte dei quadri federali. Maldini è secondo di Enzo Bearzot sulla panchina della Nazionale che nel 1982 conquista l’insperato titolo di campione del mondo.

Negli anni ‘90 assume l’incarico di tecnico dell’Italia Under 21 con cui vince il campionato europeo di categoria per ben tre edizioni consecutive (1992, 1994, 1996). Questi successi, uniti alla meritata fama di uomo integerrimo e competente, ne fanno il candidato ideale per la panchina della Nazionale maggiore, alla quale arriva meritatamente nel dicembre del 1996, all’eta di 64 anni.

Cesare, che allena in Nazionale il fenomenale figlio Paolo, guida l’Italia ai mondiali francesi del 1998, conclusi con l’eliminazione subìta ad opera dei transalpini ai calci di rigore nei quarti di finale. Cesare torna al Milan nel 1999 come capo osservatore ma viene chiamato alla guida tecnica dei rossoneri nel marzo 2001, in tempo per vincere in maniera trionfale un derby di campionato contro l’Inter per sei reti a zero.

Uomo di grande esperienza calcistica, nel 2002 spende le ultime energie di una intensa carriera di allenatore qualificando la nazionale del Paraguay ai mondiali e portando la squadra sino agli ottavi di finale.

Terminata la carriera di allenatore, Cesare Maldini diventa apprezzato opinionista televisivo per network esteri.

Si spegne a Milano all’età di 84 anni. Gli amici di una vita e tanta gente comune, affettuosamente legata all’uomo di calcio dai grandi valori morali, gli tributeranno un commosso omaggio con i funerali celebrati nella basilica di S.Ambrogio.

 

CARATTERISTICHE

Difensore dalla grandi qualità fisiche e tecniche, si contraddistingue per l’eclettismo che gli consente di giostrare, con rara efficacia, da terzino destro o difensore centrale (stopper e libero, secondo i canoni classici del calcio). Falcata elegante, considerevole abilità nel gioco aereo, Maldini coniuga la concretezza del difensore alle non comuni doti di palleggio che gli consentono di avviare con successo l’azione offensiva.

 

PALMARES

Da giocatore:

Milan: 4 Campionati italiani (1954-55; 1956-57; 1958-59; 1961-62); 1 Coppa Latina (1956); 1 Coppa dei Campioni (1962-63)

Da allenatore:

Milan: 1 Coppa Italia (1972-73); 1 Coppa della Coppe (1972-73)

Nazionale italiana: 1 Campionato del Mondo (1982); 3 Campionati Europei Under 21 (1992, 1994, 1996)

Personale:

Panchina d’Oro alla carriera (1996)

Inserito nella Hall of Fame del Calcio Italiano (2016, riconoscimento alla memoria)

 

STATISTICHE

Da giocatore:

Club:

Triestina (anni 1952-54): Seria A, 32 presenze, nessuna rete;

Milan (anni 1955-1966): Serie A, 347 presenze, 3 reti; Coppa Italia: 9 presenze, nessuna rete; Coppe Europee ed altre Coppe: 56 presenze, nessuna rete; complessivo con Milan: 412 presenze, 3 reti;

Torino (stagione 1966-67): Serie A, 33 presenze, nessuna rete; Coppia Italia, 3 presenze, nessuna rete; Coppe Europee: 3 presenze, nessuna rete

Nazionale Maggiore (anni 1960-1963): 14 presenze, nessuna rete

Da allenatore:

Milan (anni 1971-74 e stagione 2000-2001): 84 gare ufficiali

Altre squadre:

Foggia (anni 1974-76); Ternana (stagione 1976-77); Parma (stagione 1979-80)

Nazionale italiana (1980-1998)

Nazionale del Paraguay (2001-2)

 

CURIOSITA’

Cesare Maldini, nel corso della sua intensa esistenza, ha saputo coniugare la franchezza, la caparbietà e la semplicità della gente di Trieste con l’eleganza che contraddistingue la sua città d’adozione, Milano.

Buona parte della sua carriera, da giocatore prima e da tecnico poi, è stata caratterizzata dal rapporto quasi filiale con il grande allenatore Nereo Rocco.

Rocco crede nelle qualità di Maldini e lo porta con sé in prima squadra a Trieste, gli consiglia di accettare la corte del Milan, lo chiama per chiedergli consiglio quando il Milan gli propone la guida tecnica nell’estate 1961; eppure per Cesare Maldini, il grande Nereo sarà sempre “il Signor Rocco”, con l’appellativo di signore a rimarcare il rispetto e la devozione marcatamente triestini.

Nell’autunno 1961 il “Signor Rocco” è sul punto di abbandonare il Milan reduce da una pesante sconfitta rimediata a Firenze: sarà Cesare Maldini, nel covo dell’ “Assassino”, famoso ristorante milanese che per Cesare è vera e propria seconda casa, a convincerlo a restare a Milano. Insieme vincono lo scudetto 1961-62 con un Milan all star e l’anno seguente trionfano a Webley conquistando con il Milan la prima Coppa dei Campioni della storia rossonera e di una società italiana.

Maldini è leader di quel Milan, tanto da prendersi la responsabilità nella finale con il Benfica, sul risultato di 0 a 1 per gli avversari e da vero e proprio braccio operativo di Rocco in campo, di cambiare la marcatura su Eusebio affidandolo all’arcigno Trapattoni. Il risultato finale di due reti ad una consegna la Coppa al Milan ed a Cesare il più bel ricordo, come da lui stesso affermato, della sua carriera da calciatore.

L’eleganza che lo contraddistingue in campo è qualche volta figlia di una eccessiva sicurezza: capita così che Cesare si lasci andare a qualche svarione difensivo (le celebri “maldinate”) dal quale esce comunque a testa alta e sempre più consapevole dei propri mezzi. Terminata la carriera calcistica durata 15 anni (di cui dodici spesi con la maglia del Milan), Cesare si avvia alla carriera di allenatore, a fianco del suo mentore Rocco.

Maldini sfiora il “triplete”nella stagione 1972-73: vince la Coppa Italia e la Coppa delle Coppe, quest’ultima in una infuocata finale a pochi giorni dalla gara decisiva per il titolo di campione nazionale a Verona. L’ottusità e la miopia dei dirigenti rossoneri di allora, restii a chiedere di posticipare la gara di campionato, costa allo stanchissimo Milan di Maldini il titolo e la conseguente nascita del mito della “Fatal Verona” che influisce negativamente sulla sua carriera di allenatore nelle squadre di club. Ma il tempo è galantuomo con Cesare Maldini: quanto sognato con il Milan da allenatore diventa splendida realtà con le squadre nazionali.

Maldini è ancora una volta sul campo, a fianco degli azzurri di Spagna ’82, per proteggerli dagli attacchi della stampa e condurli, da vice di Enzo Bearzot, alla conquista del titolo mondiale.

Cesare porta negli anni 90 l’Under 21 a tre successi consecutivi di categoria e si merita la nazionale maggiore con cui arriva agli sfortunati mondiali di Francia nel 1998, dai quali è eliminato con la sua Italia dai padroni di casa ai calci di rigore.

Ciò che sembra il canto del cigno di un uomo di altri tempi diventa invece un’altra occasione di popolarità. L’attore brillante Teo Teocoli, tifoso del Milan e amico di lunga data di Cesare, comincia in occasione dei mondiali ad imitarne tic e modi di dire provocando una prima reazione rabbiosa in Maldini ma creando allo stesso tempo curiosità, interesse ed infine ammirazione per la figura di Cesare Maldini, la cui fama raggiunge anche i più giovani. Con il tempo Cesare Maldini apprezzerà l’affettuosa caricatura di Teocoli.

La carriera di tecnico di Maldini si chiude con due perle di rara bellezza: la prima, il 6-0 ottenuto sulla panchina del Milan in un derby ovviamente entrato a far parte della storia delle stracittadina e del calcio italiano; la seconda, la qualificazione ai mondiali del 2002 ottenuta con la nazionale del Paraguay (“sono onorato di allenare una nazionale di combattenti” dice Cesare) con relativo passaggio del primo turno a settant’anni compiuti.

Maldini se ne va all’eta di 84 anni e la famiglia ancora un volta scopre quanto Milano, la sua gente e tutto il mondo del calcio abbiano amato quest’uomo, simbolo eleganza e di praticità.

Oltre mille commosse persone gli tributano il 5 aprile del 2016 l’ultimo saluto, cui faranno seguito l’iscrizione nel Famedio del cimitero Monumentale di Milano e l’intitolazione, alla memoria sua e dell’icona interista Giacinto Facchetti, di un giardino pubblico di Milano nei pressi dello stadio di San Siro.

Enrico Maggioni