DEMETRIO ALBERTINI

Albertini MilanPROFILO

Nome: Demetrio Albertini

Data di nascita: 23 agosto 1971

Luogo di nascita: Besana in Brianza (MB)

Nazionalità: Italiana

Ruolo: Centrocampista

CENNI BIOGRAFICI

Demetrio Albertini nasce a Besana in Brianza (MB) il 23 agosto 1971. Centrocampista centrale di grande personalità ed intelligenza tattica, è il “Metronomo” del Milan nell’ultimo decennio degli anni ’90, club con il quale vince cinque scudetti e una Champions League nel 1994 oltre ad altri successi in Italia ed Europa. Terminata la carriera al Milan, Albertini si fa apprezzare in altri club in Italia e Spagna.

Dopo aver dato l’addio all’attività agonistica, diventa dirigente della Federcalcio Italiana. Con la Nazionale, Demetrio Albertini è stato campione europeo Under 21 nel 1992 e vicecampione del Mondo con la Nazionale Maggiore nel 1994.

 

STORIA

Demetrio Albertini è stato uno dei migliori centrocampisti centrali della storia recente del Milan: piedi alla Dino Sani e tenacia alla Carlo Ancelotti, Demetrio ha cercato, sempre con molta umiltà, di carpire i segreti di tutti i campioni con cui ha giocato nel corso della sua brillante carriera.

Per Demetrio la maglia del Milan è stata davvero una seconda pelle, con la quale ha vissuto momenti esaltanti e momenti più difficili, senza tuttavia perdere mai l’amore per i colori rossoneri.

Albertini, undicenne nelle giovanili del Milan, vive dapprima gli anni difficili della presidenza Farina indossando la maglietta alla rovescia per i repentini cambi di sponsor e approda alla prima squadra nel momento in cui si materializzano i più bei sogni dell’era berlusconiana.

Apprezzato da tutti per la grande educazione dentro e fuori dal campo oltre che per il sorprendente talento tattico, Demetrio incassa con malcelata insofferenza i complimenti che raramente si traducono in minuti giocati. Pur di poter esprimere il proprio talento in mezzo ai grandi, dopo aver convinto tutti i tecnici delle giovanili, Albertini sfida il diktat di Berlusconi (“resta al Milan altrimenti ti perderai”) e a 19 anni scende in serie B per prendere in mano le redini del centrocampo del Padova,squadra nella quale la stella di Demetrio non tarda a brillare. 28 presenze e cinque gol nella stagione 1990-91 sono più che sufficienti perché Albertini sia definito da uno sponsor come “miglior speranza italiana nello sport” e per far sì che il Milan, che ha guardato con attenzione ai progressi di Demetrio nella serie cadetta, decida di riprenderselo in vista della nuova stagione.

Arrigo Sacchi ha appena lasciato la panchina del Milan a Fabio Capello. Il pragmatico tecnico friulano impiega pochissimo tempo ad intuire ed a valorizzare le qualità del giovane centrocampista brianzolo. Nel giro di qualche mese Demetrio Albertini è titolare di centrocampo, a fianco di Frankie Rijkaard e soffiando il posto a Carlo Ancelotti, nel Milan della stagione 1991-92 che, senza alcuna sconfitta all’attivo, conquista il dodicesimo scudetto.

Albertini è una splendida realtà del calcio italiano: esordisce in nazionale nel 1991 (a poco più di vent’anni) e prosegue il trionfale cammino nel Milan, conquistando altri due titoli nelle stagioni 1993 e 1994. Demetrio definisce la stagione 1993-94 come la “più significativa” della sua carriera.

Metronomo di centrocampo del Milan degli Invincibili, Demetrio, complice la partenza di Rijkaard, è leader della zona nevralgica del campo: lo affianca Marcel Desailly, colosso francese con grinta e sostanza da vendere ma dalla tecnica tutt’altro che sopraffina. Così Albertini è ora padrone assoluto del centrocampo milanista: dai suoi piedi si dipanano tutte le azioni di quel Milan roccioso e concreto che conquista un favoloso double vincendo il terzo titolo italiano consecutivo (14.della storia rossonera) e la quinta Coppa dei Campioni trionfando ad Atene sul Barcellona.

La bravura di Demetrio si esalta finalmente anche in campo internazionale: Albertini trascina con le sue prestazioni (ed il fondamentale gol su calcio piazzato al Monaco nella semifinale di ritorno a San Siro) il Milan alla vittoria finale di Atene, contribuendo al trionfo con un delizioso assist per il gol del 4-0.

E assist deliziosi sforna anche in Nazionale, con la quale arriva in quel magico 1994 in finale di Coppa del Mondo sfiorando un’epica vittoria. Albertini prosegue negli anni seguenti la propria avventura con il Milan: ancora campione d’Italia con Capello nel 1996, Demetrio è coinvolto nelle due successive stagioni negative del Milan per poi vivere con mister Alberto Zaccheroni, che stravede per lui al punto da definirlo “giocatore ideale”, una stagione di rinascita conquistando nel 1999, stavolta da senatore, un inaspettato quanto meritato scudetto.

Demetrio è punto fermo del Milan e della Nazionale sino al 2002, anno in cui l’infortunio al tendine d’Achille lo estromette dalla rosa dei Mondiali e accelera la fine del rapporto con il Milan, nel quale Mister Ancelotti sovente gli preferisce l’astro nascente Andrea Pirlo.

Albertini, amareggiato per il trattamento riservatogli al Milan, decide di vivere altre esperienze, tutte di breve durata ma sufficienti a farsi amare come uomo e campione: è regista nel centrocampo dell’Atletico Madrid, leader alla Lazio e prezioso cervello nel Barcellona dell’amico Rijkaard, raggiunto dopo una fugace sosta all’Atalanta.

Demetrio si ritira dal calcio giocato nel 2005 e l’anno seguente, in uno dei momenti più bui del calcio italiano, Albertini, stimato per la sua personalità e serietà, è dirigente della Federcalcio italiana. Contende nel 2014 a Carlo Tavecchio, senza successo, la presidenza della Federazione Italiana Gioco Calcio.

CARATTERISTICHE

Centrocampista centrale – o regista classico – dotato di ottima visione di gioco, potente e preciso lancio, pregevole assist-man con un buon tiro dalla distanza, Demetrio Albertini si distingue per una brillante sagacia tattica che lo porta a saper dettare con precisione i tempi di gioco alla squadra e a saper interpretare i diversi scenari tattici nel corso di un match tanto da essere definito “Metronomo”.

 

PALMARES

Milan:

5 Campionati italiani (1991-92; 1992-93; 1993-94; 1995-96; 1998-99); 3 Supercoppe d’Italia (1992; 1993; 1994); 1 Coppa dei Campioni (1993-94); 1 Supercoppa europea (1994) Barcellona: 1 Campionato Spagnolo (2005)

Nazionale Under 21

1 Campionato Europeo (2002)

Personale:

Onoreficenza di “Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana” (2000)

Onoreficenza di “Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana” (2006)

 

STATISTICHE

Club: Milan (anni 1988/2002): Serie A, 293 presenze, 21 reti; Coppa Italia e Supercoppa Italiana: 46 presenze, 2 reti; Coppe Europee ed altre Coppe: 67 presenze, 5 reti; complessivo con Milan: 406 presenze, 28 reti

Altri club italiani: Padova (stagione 1990-91): Serie B, 28 presenze, 5 gol Lazio (stagione 2003-4): Serie A, 23 presenze, 2 reti; Coppa Italia, 4 presenze; Coppe Europee, 8 presenze Atalanta (2004 – gennaio 2005): Serie A, 14 presenze, 1 rete; Coppa Italia, 2 presenze, 1 rete

Club esteri (Spagna): Atletico Madrid (stagione 2002-3): Liga, 28 presenze, 2 reti; Coppa di Spagna, 2 presenze 1 rete Barcellona (gennaio 2005 – giugno 2005): Liga, 5 presenze; Coppe Europee, 1 presenza

Nazionale Maggiore (anni 1991/2002): 79 presenze, 3 reti

CURIOSITA’

Demetrio, per personalità e attaccamento alla maglia, è spesso tutor dei giocatori nuovi – italiani o stranieri – che approdano al Milan e che devono impararne le regole. Vive per il Milan 24 ore su 24, sogna di alzare la Coppa dei Campioni così come i suoi idoli: sfiora il trionfo nel 1993, sconfitto in finale dal Marsiglia e versa lacrime amare. Si rifà l’anno successivo, in un Milan in cui è ora leader e protagonista: trascina il Milan in finale ed è uno dei migliori contro il Barcellona delle stelle, schiantato per 4-0.

Albertini ha carisma, lo si vede in campo e negli spogliatoi. Per il bene del Milan non esita, pur nel rispetto dei ruoli, a mettere in discussione le scelte dei suoi allenatori con cui ha un rapporto schietto ma sincero. Memorabile la sfuriata con Ancelotti (suo allenatore) che, sornione, lo lascia sfogare. Quando Demetrio capisce di essere ai margini del progetto rossonero; ma non le manda a dire nemmeno a Sacchi, Capello e Zaccheroni.

E quando capisce, nel 2002, di non essere più al centro del progetto rossonero, reagisce con amarezza, ma con la consueta personalità si rimette in gioco, per dimostrare a sé stesso e sopratutto alla società Milan di non essere un calciatore finito. Madrid – sponda Atletico -, Roma e Barcellona sono tappe che gli consentono di conoscere mondi diversi (“A Madrid puoi passeggiare in città prima di una derby in assoluta tranquillità”, afferma sorpreso pensando alla realtà italiana) e di farsi apprezzare come calciatore ancora valido e uomo di grande curiosità e cultura.

Ma quando Demetrio decide di chiudere con il calcio lo fa pensando ancora al Milan. Benché gli offrano le chiavi del Camp Nou per la sua festa d’addio, è a San Siro che Albertini, circondato dai suoi amici, tra cui ben otto Palloni d’Oro, saluta nel marzo 2006 il calcio giocato di fronte a circa 40 mila tifosi intervenuti a salutare questo eterno ragazzo, che per classe e stile è destinato a offrire le proprie qualità al servizio di un calcio migliore. Diventa cosÌ dirigente della Federazione, sino a sfiorarne la presidenza nel 2014.

Demetrio è uomo che vive il proprio tempo: è molto presente sui social network e si fa notare sempre con il Milan nel cuore. A marzo del 2016, a dieci anni dalla festa di addio al calcio giocato, lancia su Facebook l’hashtag #INCURVAINSIEME per ricordare la bella serata vissuta a San Siro mentre a settembre il suo tweet “io non sono interista” apre in maniera clamorosa il dibattito tra i tifosi e le vecchie glorie rossonere sul prossimo ingresso in società, in concomitanza con il closing, di dirigenti dal passato nerazzurro.

Come ha avuto modo di confermare durante una intervista, “costanza e passione” sono le peculiarità di questo campione in campo e nella vita, sempre con il Milan nel cuore.

Enrico Maggioni