ANDRIY SHEVCHENKO

Andriy Shevchenko Pallone d'Oro 2004
6 gennaio 2005: Andriy Shevchenko festeggia a ‘San Siro’ il Pallone d’Oro vinto nel 2004 (credits: GETTY Images)

PROFILO

Nome: Andriy Mykolayovyc Shevchenko

Data di nascita: 29 settembre 1976

Luogo di nascita: Dvirkivščyna

Nazionalità: Ucraina

Ruolo: Attaccante

 

CENNI BIOGRAFICI

Andriy Shevchenko nasce a Dvirkivščyna, una località non lontana da Kiev, il 29 settembre 1976. Tipico attaccante moderno, in grado di giostrare con eccellenti risultati su tutto in fronte offensivo, Shevchenko è icona silenziosa del Milan berlusconiano dei primi anni 2000 e secondo goleador di sempre della storia milanista.

È uomo simbolo dell’edizione 2002-03 della Champions League vinta dal Milan, risolta dal suo calcio di rigore segnato a Buffon. Shevchenko ricopre un ruolo fondamentale nella storia calcistica ucraina: grazie alla sue qualità tecniche, la locale Nazionale si qualifica nel 2005 per la prima volta alla fase finale della Coppa del Mondo.

Dopo l’addio al calcio giocato, avvenuto nel 2012, Shevchenko ha tentato in patria, con scarso successo, l’avventura politica.

Da luglio 2016 Shevchenko è commissario tecnico della Nazionale di Calcio ucraina.

 

STORIA

Si può considerare Andriy Shevchenko come il naturale erede di Marco Van Basten. Meno elegante dell’olandese ma terribilmente efficace in area di rigore, l’ucraino ha disputato 322 gare con la maglia rossonera in 8 stagioni – dal 1999 al 2006 prima e la stagione 2008/9 poi – mettendo a segno 175 reti, risultando il secondo bomber di sempre dietro Gunnar Nordahl, con una media realizzativa di 0,54 gol/match.

Il centravanti ucraino approda a Milano nel 1999 dopo aver conquistato titoli e gloria in patria con la Dinamo Kiev, formazione con la quale “esplode” in Europa. Nel 1997 Shevchenko fa parlare di sé grazie alla splendida tripletta che rifila in Champions League al più celebrato Barcellona al Camp Nou, mentre nella stagione successiva il bomber dell’est trascina la Dinamo Kiev alle semifinali della massima competizione europea per club, risultando il capocannoniere della manifestazione.

Il Milan si porta a casa un campione già formato, pronto per palcoscenici più importanti e certamente più ambiziosi, con la nemmeno tanto celata speranza di aver trovato l’erede di Marco Van Basten, il cui prematuro addio al calcio ha privato i rossoneri di un attaccante di razza in grado di raggiungere con continuità la doppia cifra di marcature.

E “Sheva” non tradisce: al suo primo anno nel campionato italiano l’attaccante ucraino vince il titolo di capocannoniere con 24 reti anche se il Milan, alla prese con una ricostruzione tecnica non ancora completata dopo i fasti di Capello e il sorprendente scudetto di Zaccheroni, vive un momento di transizione e non riesce ad imporsi in Europa.

Shevchenko è tuttavia stella certa del firmamento calcistico europeo: a fine 1999 è terzo nella classifica del Pallone d’Oro, segno di una crescita che avverrà in maniera costante nelle stagioni a seguire.

Negli anni 2000-2002 Sheva è sempre più leader del Milan: l’attaccante ucraino mette a segno 51 gol in 89 partite ufficiali, garantendo gol ed prestazioni di livello ad una squadra che sta cercando la propria identità e rinnovando le proprie ambizioni per gli anni a venire. L’arrivo di Carlo Ancelotti sulla panchina del Milan nella stagione 2001-2002 getta le basi per quello che sarà un nuovo ciclo vincente, del quale Andriy Shevchenko sarà il silenzioso ma determinato terminale offensivo.

Sheva vive la stagione 2002-2003 in apparente chiaroscuro: se un fastidioso infortunio lo tiene spesso lontano dai terreni di gioco, tanto da limitarne la potenza di fuoco in campionato, competizione in cui mette a segno solamente 5 gol in 24 gare, è in Europa che viene valorizzata la sua assoluta vocazione al gol.

Una sua prodezza nel derby europeo contro l’Inter (certamente la rete più bella ed importante delle 14 messe a segno nei derby, primatista assoluto nella classifica dei bomber della stracittadina) regala al Milan la finale di Champions League di Manchester dell’edizione 2003.

E sul suolo inglese, contro la temibile Juventus di Marcello Lippi, l’infinita sfida si risolve ai rigori: sarà proprio Andriy a calciare il rigore decisivo, spiazzando Buffon, e regalando al Milan la straripante gioia della sesta Champions League della sua storia.

Il Milan e il fuoriclasse ucraino, finalmente recuperato nel bellissimo finale di stagione, si regalano anche la Coppa Italia per la quinta volta nella storia rossonera e si apprestano, fieri dei successi e consapevoli della ritrovata grandeur, a guardare insieme con fiducia ad un futuro ricco di ulteriori soddisfazioni.

La stagione 2003-2004 sarà tutta all’insegna del bomber ucraino: un suo stacco di testa decide la sfida con il Porto ad agosto 2003 regalando così al Milan la quarta Supercoppa europea. In campionato Andriy è protagonista assoluto: segna 24 reti in 32 gare e mette il sigillo alla gara con la Roma che vale il diciassettesimo scudetto nella storia del Milan. Il cammino in Europa si ferma sorprendentemente nella semifinali di Champions League a La Coruna, ma Milan e Shevchenko procedono insieme, il connubio sembra inscindibile.

E così ad agosto del 2004 il Milan e Shevchenko mettono in bacheca un altro trofeo: dieci anni dopo l’ultimo successo, i rossoneri conquistano per la quinta volta la Supercoppa Italiana grazie ad una splendida tripletta del fuoriclasse ucraino.

La stella di Shevchenko è sempre più luminosa: dopo anni di reti e trofei, l’ucraino viene meritatamente premiato a dicembre 2004 con il Pallone d’Oro, riservato al miglior calciatore del continente europeo.

La Supercoppa resterà tuttavia l’unico successo milanista della stagione 2004-2005, partita con un grande successo a fare da viatico ad un anno indimenticabile ma terminata con il triste epilogo di Istanbul.

Sheva segna altri 17 gol in campionato e con 6 reti porta il Milan in finale di Champions League: l’annunciato trionfo sul Liverpool di Rafa Benitez nella bolgia di Istanbul sembra a portata di mano dopo il netto vantaggio della prima frazione di gara (3-0). Ma il Liverpool rimonta lo svantaggio nella ripresa in soli 6 minuti e, ai supplementari, una formidabile parata del portiere Dudek nega la gioia del gol ad Andriy e il trionfo al Milan.

Si va ai rigori, ma questa volta Sheva sbaglia il tiro decisivo: stessa mimica facciale del rigore calciato a Buffon ma questa volta è bravo Dudek e la coppa dell’edizione 2004/5 va in Inghilterra.

Sheva e il Milan ripartono insieme la stagione seguente: nonostante l’approdo alle semifinali di Champions League (con Andriy capocannoniere con 9 reti all’attivo, di cui quattro in una sola gara, così come Van Basten nel 1992) e 19 reti in campionato, l’amore tra il Milan ed il fuoriclasse ucraino sembra giunto al tramonto.

La voglia di cambiamento, le pressioni della bella moglie interessata ad una scuola inglese per l’avvenire dei figli, unite ai richiami londinesi del patron del Chelsea Abramovich e ad un ricchissimo contratto, convincono Sheva a lasciare il Milan nell’estate del 2006. Finisce così un intensissimo e vincente legame durato sette anni, che nemmeno il mesto ritorno a Milano – due estati dopo l’insoddisfacente esperienza inglese, vissuta da comprimario e non da protagonista – e l’altrettanto infelice stagione rossonera riusciranno a spezzare.

Shevchenko torna nel 2009 in Ucraina, in tempo per vincere ancora con la sua Dinamo Kiev, ma con mente e cuore sempre rivolti al Milan ed ai meravigliosi giorni costellati di indimenticabili successi.

CARATTERISTICHE

Andriy Shevchenko, attaccante universale dotato di grande forza fisica, si distingue per la capacità di corsa, l’ottima velocità e lo scatto che lo rendono inarrestabile su tutto il fronte offensivo. Spesso letale in area di rigore, dove si fa apprezzare per freddezza ed innato senso del gol. Grande facilità di calcio grazie alla superba tecnica individuale, eccelle sia nel tiro dalla distanza sia nel colpo di testa. Apprezzabile la capacità di sacrificio che gli consente di fungere, con ottimi risultati, da supporto per le azioni corali della squadra. Discreto calciatore di punizioni e rigorista spesso implacabile.

 

PALMARES

Club:

Dinamo Kiev: 5 Campionati ucraini (1994/5; 1995/6; 1996/7; 1997/8; 1998/9); 1 Supercoppa ucraina (2011); 3 Coppe d’Ucraina (1995/6; 1997/8; 1998/9).

Milan: 1 Campionato italiano (2003/4); 1 Coppa Italia (2002/3); 1 Supercoppa d’Italia (2004); 1 Champions League (2002/3); 1 Supercoppa europea (2003)

Chelsea: 1 Coppa d’Inghilterra (2006/7); 1 Coppa di Lega (2006/7)

Personale:

Premio miglior attaccante 1998/9 “UEFA Club Football Awards”

Inserito nella lista World Soccer dei “Migliori calciatori del XX secolo” (1999, 60. posizione)

Inserito nelle squadre dell’anno ESM 1999/2000, 2003/4, 2004/5

Oscar del calcio AIC: miglior straniero anno 2000, miglior gol anno 2004 Pallone d’Oro 2004;

Terzo posto Fifa World Player (2004)

Inserito nella Fifa 100 (2004)

Vincitore Golden Foot (2005)

Inserito nella Fifa FIFPro World XI (2005)

Inserito nella lista dei 19 migliori attaccanti IFFHS dal 2001 al 2010 (2011, 10. Posizione)

2 volte capocannoniere campionato nazionale ucraino (1994/5; 1997/8)

6 volte calciatore dell’anno ucraino

2 volte capocannoniere campionato nazionale italiano (1999/2000; 2003/4 in entrambe le occasioni con 24 reti)

2 volte capocannoniere Champions League (1998/9; 2005/6)

 

STATISTICHE

Clubs:

Dinamo Kiev (Ucraina, anni 1994-1999 ed anni 2009-2012): Campionato di Prima Divisione, 172 presenze, 83 reti; Coppa Nazionale, 26 presenze, 16 reti; Coppe Europee ed altre Coppe, 69 presenze, 37 reti

Milan (anni 1999-2006 ed anni 2008-2009): Serie A, 226 presenze, 127 reti; Coppa Italia: 16 presenze, 7 reti; Coppe Europee ed altre Coppe: 80 presenze, 41 reti; complessivo con Milan: 322 presenze, 175 reti

Chelsea (anni 2006/2008 ed anno 2009): Premier League, 48 presenze, 9 reti; Coppa Nazionale, 13 presenze, 8 reti; Coppe Europee ed altre Coppe, 16 presenze, 5 reti

Nazionale Maggiore (giocatore, anni 1995/2012): 111 presenze, 48 reti

CT Nazionale Maggiore (commissario tecnico, anni 2016-presente): 4 gare disputate

 

CURIOSITA’

Andriy Shevchenko nasce il 29 settembre 1976, esattamente quarant’anni dopo Silvio Berlusconi, il presidentissimo del Milan, squadra con la quale l’attaccante ucraino raggiunge, in sette esaltanti stagioni, obiettivi di valore assoluto contribuendo ad arricchirne il glorioso palmares di successi.

Il rapporto con Silvio Berlusconi è di fondamentale importanza per Shevchenko: Berlusconi è stato il padrino di battesimo del primo figlio di Sheva, Jordan, per espresso desiderio di Andriy e della moglie Kristen e, in occasione della complessa operazione cui si è dovuto sottoporre il padre di Shevchenko, il presidente ha messo a disposizione la sua equipe medica.

E Sheva non dimentica: in occasione dell’ottantesimo compleanno di Berlusconi, il campione ucraino non ha mancato di far pervenire i suoi affettuosi auguri al presidente. Contemporaneamente, tutto il mondo sportivo ha celebrato i quarant’anni di Sheva. Andriy ha infatti ricevuto tantissime dediche di auguri attraverso i social e il 29 settembre del 2016 con l’hashtag #Sheva40 è diventato tranding topic italiano.

Eppure, sebbene la data di nascita ne faccia una sorta di predestinato nella lunga e gloriosa storia rossonera, l’arrivo al Milan non è stato così immediato. Già campione in Ucraina e talento prossimo a mostrare tutte le sue qualità su palcoscenici ben più prestigiosi come quello della Champions League, Sheva, prima che le grandi squadre d’Europa si accorgano di lui, viene offerto nel 1997 agli spagnoli dello Sporting Gijon: ma la cifra richiesta per il suo cartellino viene ritenuta troppo alta ed il giovane ucraino ritenuto non all’altezza del celebrato calcio iberico.

Sheva continua intanto a stupire: segna con sorprendente regolarità in Ucraina e, nel novembre del 1997, si fa notare nel calcio che conta grazie ad una straordinaria tripletta rifilata al Camp Nou con la sua Dinamo Kiev, allenata dal colonnello Lobanovsky, al Barcellona di Louis Van Gaal.

Il retroscena. Finalmente il Milan, all’epoca società ricca in capitali e talent scout, si accorge del fenomeno ucraino e ad agosto 1998, per circa 25 milioni di euro, i rossoneri mettono sotto contratto il talentuoso attaccante nonostante alcune resistenze di Adriano Galliani recentemente rivelate dall’ex dirigente rossonero Ariedo Braida, che fu inizialmente il primo – e forse il solo – a credere nelle grandi potenzialità di Sheva.

Sheva arriva al Milan nell’agosto 1999: il compagno di squadra Ibrahim Ba gli cede la maglia numero 7, dopo che Andriy scopre che in ebraico “Sheva” significa proprio “sette”.

Andriy si cala prestissimo e con successo nella vita diurna e…notturna milanese. Descritto come timido ma molto determinato e sicuro di sé, Sheva è un bell’uomo e la sua presenza non passa inosservata: diventa protagonista di spot pubblicitari (orologi, bibite tra gli altri) e si diverte nella movida milanese.

Diventa infatti amico (e socio in affari) di Giorgio Armani e proprio in occasione di un elegante party organizzato dall’amico (che ricaverà il numero 7 del suo famoso marchio di abbigliamento proprio dal numero prediletto di Andriy), conosce la splendida modella Kristen Pazik, che sposa nella bella cornice di un campo di golf – altra grande passione di Shevchenko, sebbene nei green si dimostri meno talentuoso rispetto ai campi da calcio… – che gli dà ben 4 figli.

Sheva si fa riconoscere ed apprezzare anche per le sue qualità morali. Sul campo è professionista esemplare: chi l’ha conosciuto da atleta ne loda la grande concentrazione, la volontà ferrea, la straordinaria capacità di concentrazione ed analisi. Andriy infatti, appena arrivato al Milan, stupito dagli allenamenti blandi in quanto abituato ai pesantissimi carichi di lavoro organizzati a Kiev dall’inflessibile colonnello Lobanovsky, si dedica ad allenamenti supplementari.

Insospettito e preoccupato per la salute di Shevchenko, Alberto Zaccheroni, mister rossonero dell’epoca, interviene presso magazzinieri e custodi di Milanello per tenere lontano il famelico campione ucraino, così ambizioso da coltivare i famosi “occhi di tigre” che sfodererà a Manchester prima del rigore decisivo nella finale di Champions League contro la Juve.

Sheva è campione anche nella vita privata: dedica il Pallone d’Oro vinto nel 2004 alla sua gente in Ucraina, porta Pallone d’Oro e Champions in omaggio alla statua celebrativa del suo mentore Lobanovsky e non lesina beneficenze per chi è rimasto in Ucraina, paese tristemente noto per le vicende di Chernobyl.

Shevchenko è e rimarrà sempre legato al Milan: secondo marcatore di sempre dietro solo a Gunnar Nordahl e davanti ad autentiche leggende come Rivera, Altafini e Marco Van Basten: Nel momento in cui accetta di diventare commissario tecnico della nazionale ucraina decide di portare con sé come fido vice Mauro Tassotti, leggenda rossonera che in 36 anni al Milan ha vinto tutto.

Un modo, per Andriy, per sentirsi legato all’Italia, sua seconda patria, calcistica e di vita.

Enrico Maggioni