OLIVER BIERHOFF, UN PANZER IN DUE

OLIVER BIERHOFF, UN PANZER IN DUE

Oliver Bierhoff, ex attaccante del Milan, esulta dopo un gol - Fonte foto www.blogspot.com
Oliver Bierhoff, ex attaccante del Milan, esulta dopo un gol – Fonte foto www.blogspot.com
Milan e Chievo non hanno molto in comune. Da una parte c’è una società blasonata, con un palmares nazionale e internazionale ricco, dall’altra un club giovane che ha mosso in primi passi nella massima serie all’inizio del nuovo millennio. Ma le differenze non finiscono qui: la sfida di sabato sera vedrà contrapposte la sponda rossonera della capitale economica del Paese contro una frazione di 2500 anime alle porte di Verona. La città contro il villaggio, o Davide contro Golia, per essere più chiari..Eppure i rossoneri e i “mussi” hanno qualcosa, anzi qualcuno che li avvicina. Ma per scovarlo bisogna sfogliare l’almanacco, perchè entrambe hanno avuto alle loro dipendenze Oliver Bierhoff, lungagnone teutonico abilissimo nel gioco aereo.Bierhoff arrivò a Milano nell’estate del 98, forte dei 27 gol segnati nella stagione precedente con l’Udinese. Ma il Milan non si accontentò solo del tedesco: arrivarono anche Zaccheroni e Helveg, ricomponendo sui Navigli il trio delle meraviglie che aveva incantato in Friuli.Il centravanti però non ingranò subito, come il Milan di Zac che sembrava una macchina inceppata. Poi nel girone di ritorno accadde l’imponderabile: Bierhoff si sbloccò, il Milan superò la Fiorentina, recuperò 7 punti alla Lazio e conquistò lo scudetto. E così una stagione anonima si trasformò in una marcia trionfale con Bierhoff, capocannoniere della squadra con 19 gol, in testa al corteo.Già l’anno successivo però le cose cambiarono. Dalla lontana Ucraina arrivò Andrij Shevchenko, figlio prediletto e soldato del colonnello Lobanovski. Con i tifosi fu amore a prima vista: in poco tempo la stella dell’est oscurò il tedesco fino a farlo eclissare dalla classifica marcatori. Ormai la permanenza di Bierhoff in rossonero era al capolinea. E infatti al termine della stagione 2000-2001, conclusa con appena 6 reti all’attivo, Bierhoff salutò Milanello e si trasferì al Monaco, lasciando il posto a Superpippo.Nel principato tuttavia andò a villeggiare. Segnò con il contagocce, prima di ritentare l’avventura italiana, questa volta al Chievo. Del Neri gli consegnò le chiavi dell’attacco e per questo motivo Bierhoff giocò tanto, ma segnò poco, pur non demeritando. Il Chievo chiuse al settimo posto in classifica, sfiorando la qualificazione in Uefa. Tutta colpa della sconfitta contro la Juve, già campione d’Italia, all’ultima giornata di campionato. Finì 4-3 per i bianconeri, ma quella fu la miglior prestazione del tedesco che si tolse lo sfizio di mettere a segno una tripletta, prima di appendere gli scarpini al chiodo qualche mese dopo. Attualmente è dirigente della Federcalcio tedesca. Ed è anche laureato in economia. Del resto la testa l’ha sempre usata bene. In campo e fuori.Mariano MessineseTwitter:@MarianoWeltgeis

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