AMARCORD – ZAC E IL MILAN: IL PARADISO DOPO L’INFERNO

AMARCORD – ZAC E IL MILAN: IL PARADISO DOPO L’INFERNO

fonte foto: antonello70.altervista.org
fonte foto: antonello70.altervista.org
Milan anno zero. Magari Rossellini  avrebbe intitolato così  il suo film sulla prossima stagione dei rossoneri. Ricostruzione, quindi. E’ questo l’imperativo della società. L’attuale o quella che verrà. Tuttavia ad oggi non è chiaro se Berlusconi resterà ancora in sella o se il Milan 2015-2016 parlerà cinese/thailandese. Una cosa è certa: servirà un Piano Marshall per riportare il Vecchio Diavolo sulla Cima Coppi del calcio italiano. Non sarà facile: colpa dei conti in rosso e di una crisi tecnica infinita. O quasi. Tuttavia i tifosi possono sperare. Già in passato il Milan ha saputo inserire la quinta dopo un lungo pit stop.Proprio come nell’ estate del 98. Capitan Maldini e compagni erano reduci dalla seconda stagione consecutiva fallimentare, conclusa con un mediocre decimo posto. A nulla era servito il ritorno in panchina di Capello, dopo un anno trascorso alla corte delle Merengues. La sentenza sul campo era stata netta: il Milan degli Invincibili non c’era più. Berlusconi e Galliani decisero di rifondarlo. Assegnarono le chiavi del cantiere a un tecnico romagnolo, diventato profeta nella marca friulana: Alberto Zaccheroni.A Udine Zac costruì qualcosa di unico, migliorando il piazzamento anno dopo anno, fino a uno storico terzo posto nel ’98, miglior piazzamento di sempre per i bianconeri. Senza mai rinunciare al suo credo tattico: il 3-4-3. Insomma,  un gioco votato allo spettacolo che non lasciava indifferente il Cav, disposto a sorvolare sulla fede nerazzurra e il voto a sinistra (moderata) di Zaccheroni. Comunque il tecnico di Meldola non sbarcò a Milano da solo: fu  accompagnato da due fedelissimi: il tedesco Bierhoff, sgraziato ma letale di testa, nonostante la cura maniacale al suo cuoio capelluto, e il danese Helveg un cursore di fascia affidabile, rivelazione della stagione precedente.Tuttavia, lo scudetto non sembrava affare del Milan. Almeno così si disse alla vigilia del calcio d’inizio. Anche perchè l’obiettivo dichiarato era la qualificazione a una competizione continentale. E in effetti i rossoneri partirono a fari spenti. Osservarono a debita distanza i vari passaggi del testimone in vetta. Prima Juve, poi Fiorentina, campione d’inverno, e infine Lazio. A marzo la squadra di Eriksson  sembrava avviata a conquistare il suo secondo scudetto. Ma anche il Milan era in risalita. Mentre la Fiorentina stava crollando. Il distacco però sembrava incolmabile,  anche perchè la Lazio sembrava di un altro pianeta. Ma sul più bello i biancocelesti mollarono la presa: due sconfitte consecutive nel derby  e con la Juve in crisi aprirono scenari impensabili fino a qualche settimana prima. I rossoneri risposero con due vittorie e si riportarono a -1 dalla capolista. Proprio mentre Bierhoff si risvegliava dal letargo invernale, Leonardo e Boban segnavano gol pesanti e Abbiati difendeva la porta con la sicurezza di un veterano.A 5 giornate dal termine si aprì una volata scudetto imprevista. La Lazio conservò la vetta fino alla penultima giornata, quando a Firenze non andò oltre l’1-1 con la Fiorentina, mentre Bierhoff annichiliva un Empoli già retrocesso. La rincorsa era finita. Il Milan ora era davanti. Sorpasso avvenuto. A 90′ dalla fine dei giochi la situazione era questa: Milan 67, Lazio 66. I rossoneri espugnarono Perugia e si aggiudicarono il tricolore, vanificando la vittoria dei biancocelesti sul Parma.Il miracolo era avvenuto. Dopo due anni di purgatorio, il Diavolo saliva in paradiso. Stupendo. E inaspettato. E pensare che doveva essere solo un anno di transizione. Ma le vittorie più belle sono sempre quelle più imprevedibili. Mariano Messinese Twitter:@MarianoWeltgeis

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy