AMARCORD – RUUD GULLIT, LA VENDETTA DEL TULIPANO NERO

AMARCORD – RUUD GULLIT, LA VENDETTA DEL TULIPANO NERO

Ruud Gullit con la maglia della Samp (fonte foto: twitter.com)
Ruud Gullit con la maglia della Samp (fonte foto: twitter.com)
I giocatori vanno, la maglia resta. Quante volte abbiamo sentito questa sentenza al bar o sugli spalti dello stadio? Tantissime. Ma è vero? Non sempre. Del resto non tutti i giocatori sono uguali. E anche Ruud Gullit non era come gli altri. Era speciale. E non solo per il look molto afro e poco olandese. Il Tulipano nero infatti ha scritto le pagine più gloriose della recente storia rossonera. E’ soprattutto per questa ragione che la sua improvvisa cessione alla Samp nel 93-94 non fu digerita facilmente dai tifosi del Milan. Un tradimento indigesto come due cozze rimaste sullo stomaco dalla sera precedente.No, i tifosi rossoneri non erano pronti per vedere le treccine di Gullit danzare su una maglia diversa. Capello sì. Da tempo infatti il rapporto tra il tecnico e l’olandese si era incrinato e i due erano venuti quasi alle mani. Insomma, era tempo di cambiare aria. Mantovani si fece avanti, Gullit accolse la proposta e si trasferì sotto la Lanterna.A Genova visse una seconda giovinezza, anzi una seconda maturità. Giocò infatti la sua migliore stagione in serie A: 31 presenze e 15 gol. Ma in questa valanga di gol, uno in particolare fece più rumore.31 ottobre 1993 al Marassi, la Sampdoria ha appena rimontato il doppio vantaggio milanista. Mancano 12 minuti alla fine del match. Quel genio di Mancini si inventa un lancio millimetrico per il Tulipano: stop e bordata terrificante che trafigge Seba Rossi. E adesso che fa? Non vorrà mica esultare contro la sua ex squadra? E invece è proprio quello che accade: corsa rabbiosa, mani al cielo: la vendetta è servita. La Samp balza in testa alla classifica e regala il primo dispiacere stagionale al Milan. Dispiacere per modo di dire, perchè fu più un colpo al cuore, una foto strappata, una pietra tombale su un grande amore.Ma alla lunga i fatti diedero ragione al tecnico di Pieris. Al termine della stagione il Milan conquistò il suo 14° titolo, il terzo consecutivo, e la Coppa dei Campioni, con un epico 4-0 al Barcellona del presuntuoso Cruijff. E Gullit? La sua Samp si piazzò terza in campionato e vinse la Coppa Italia. A fine anno come il figliol prodigo ritornò a Milano su invito di Berlusconi. Ricominciamo, direbbe Adriano Pappalardo.Ma ormai la passione si era spenta e il figliol prodigo era diventato Giamburrasca. A gennaio scappò di nuovo a Genova fino al termine della stagione. Poi salutò tutti, lasciò l’Italia e si imbarcò per la Terra d’Albione, sponda Chelsea.Da allora sono passati quasi vent’anni. Ma sia i tifosi del Milan sia quelli della Samp non si sono dimenticati di lui. E non hanno scordato nemmeno quella botta terrificante al minuto ’78. Una gemma preziosa custodita nello scrigno dei ricordi, una goccia di classe nel mare di mediocrità in cui annega la serie A contemporanea.Mariano Messinese Twitter:@Mariano Weltgeis

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