AMARCORD – QUANDO SEEDORF E PATO AFFOSSARONO LA FIORENTINA DI MIHAJLOVIĆ

AMARCORD – QUANDO SEEDORF E PATO AFFOSSARONO LA FIORENTINA DI MIHAJLOVIĆ

Un momento di quel Fiorentina-Milan 1-2 della stagione 2010-2011 (fonte foto: acmilan.com)
Un momento di quel Fiorentina-Milan 1-2 della stagione 2010-2011 (fonte foto: acmilan.com)

In ogni campionato c’è sempre almeno una partita decisiva per assegnare il titolo. Non necessariamente lo scontro diretto tra prima e seconda. Anzi, a volte può essere anche un testacoda o una gara una squadra che non ha più nulla da chiedere alla stagione. Come lo era la Fiorentina allenata proprio da Siniša Mihajlović nel 2010-2011.

Ancora una volta il ‘Franchi’ divenne il crocevia dello scudetto rossonero. Non era la prima volta che succedeva. Già nel “98-”99 i viola fermarono la Lazio consegnando primato e tricolore al Milan. Tuttavia dieci anni dopo la storia era diversa. Il Milan di Ibra, Thiago Silva e Robinho in campo (quello vero, non il cugino subissato di fischi due anni dopo) e con Allegri in panca era davvero la squadra più forte. E aveva tutte le carte in regola per ammazzare il campionato, complici la crisi dell’Inter post triplete e l’imbarazzante Juve di Del Neri.

Insomma, a dicembre già si parla di fuga decisiva della banda Allegri. Ma i rossoneri si sentono troppo sicuri e sbagliano. Si compiacciono troppo e arrivano alcune battute a vuoto, come il pareggio contro il disperatissimo Bari (quello di Masiello & Gillet per intenderci). Un atteggiamento troppo aristocratico che può costare caro, soprattutto se dietro ti incalza l’avversario che non ti aspetti: il Napoli proletario e operaio di Mazzarri, trascinato dal ‘Matador’ Cavani. I partenopei si avvicinano sempre di più. Giornata dopo giornata. Alla 32ma, spinti da 10mila persone, espugnano il “Dall’Ara” di Bologna e agganciano in vetta il Milan, impegnato nel posticipo serale al ‘Franchi’. Sembra di essere tornati agli anni “80, ai tempi di Van Basten e Maradona, quando le due metropoli, così distanti e diverse, si contendevano lo Scudetto. Ma non c’è tempo per i sentimentalismi, i rossoneri sentono il fiato sul collo dei rivali e devono rispondere su su un campo ostico, contro una Fiorentina che ha come unico obiettivo lo sfizio di battere la capolista.

Il Milan però è concentratissimo. E mette subito le cose in chiaro fin da subito: prima Boruc salva su Seedorf, poi l’olandese, imbeccato da Pato, supera il portiere viola con un bolide sotto la traversa. Gli uomini di Allegri potrebbero raddoppiare, Pato si presenta a tu per tu con Boruc, ma si lascia ipnotizzare dal polacco in due circostanze. L’appuntamento con il gol è comunque posticipato solo di qualche minuto: Ibra ispira il triangolo rifinito da Boateng e finalizzato da Pato. Milan avanti 2-0 a Firenze al riposo. Fiorentina frastornata e Siniša imbufalito.

Il secondo tempo è pura accademia. I padroni di casa giocano con generosità dopo un cazziatone leggendario del serbo negli spogliatoi. L’innesto di Babacar (proprio lui) non muta la sostanza: la manovra è spenta e Abbiati sembra destinato a trascorrere una serata tranquilla. Il Milan potrebbe anche chiuderla subito nella ripresa, ma Ibrahimović spreca troppo. E a 10′ dal termine i rossoneri vengono puniti: una una sfortunata deviazione di Gattuso su un tiro senza troppe pretese di Vargas riapre i giochi. Ma la Fiorentina non ne ha più. L’unico incidente di percorso è l’espulsione (l’ennesima) di Ibra. Il Milan comunque controlla la gara e porta a casa 3 punti decisivi che respingono l’assalto del Napoli. E’ un successo determinante perchè la settimana successiva la squadra di Mazzarri, sfiancata dalla rimonta invernale, cederà contro l’Udinese dando il via libera al l’ultimo scudetto rossonero.

Mariano Messinese

Twitter: @MarianoWeltgeis

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