AMARCORD – PARMA-STORY, DA ANCELOTTI AL CRAC: UNA PARABOLA DI CAMPIONI, MATTI E BIDONI

AMARCORD – PARMA-STORY, DA ANCELOTTI AL CRAC: UNA PARABOLA DI CAMPIONI, MATTI E BIDONI

Fonte: www.ilcatenaccio.es
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Dalla provincia anonima al tetto d’Europa. Dalla prima storica promozione in A alla “quasi”certa (seconda) retrocessione. Si può riassumere così la parabola del Parma Calcio: nascita, espansione e caduta di un impero. I matematici la rappresenterebbero con un cerchio, in cui il punto d’origine coincide con la fine. Ma gli uomini di scienza hanno un difetto: sono troppo essenziali, dimenticano che all’interno del cerchio scorre la vita sportiva, con i suoi eventi lieti e infausti, campioni come Zola, Crespo, Thuram, i matti come Asprilla, i bidoni come Stoickov e ovviamente gli anni ’90Ma se c’è qualcosa che ha incarnato plasticamente lo spirito di quel decennio così spregiudicato, questa è stata senza dubbio la famiglia, anzi la dinastia Tanzi. Calisto Tanzi in poco tempo trasformò la Parmalat, l’azienda paterna, in una multinazionale con stabilimenti sparsi in tutto il mondo. Persino nello Swaziland. E pensare che il “cavaliere” era partito da un piccolo caseificio a Collecchio alle porte di Parma.Accanto alla scalata finanziaria c’è quella calcistica: prima come sponsor, poi come patron dell’ AC Parma, dopo la prima storica promozione in serie A nel 89-90.Da lì è una crescita continua:  sotto la gestione tecnica di Nevio Scala arrivano un sesto posto che qualifica i crociati in coppa Uefa. L’anno successivo il primo trofeo in bacheca: la Coppa Italia. Passa ancora un anno e arriva anche la Coppa delle Coppe. Il palmares si amplia con una supercoppa europea vinta proprio contro il Milan. Il ciclo Scala si esaurisce nel 96. Il Parma ha già bruciato  tutte le tappe. Anzi, no, ne manca solo una: lo scudetto. Per centrarlo Tanzi si affida a un giovane tecnico della provincia di Reggio Emilia: si chiama Carlo Ancelotti ed in gioventù è stato uno dei più forti centrocampisti del panorama italiano.Ma nel frattempo la società rivoluziona la rosa: via il deludente Stoickov e buona parte della vecchia guardia, dentro Crespo, Chiesa, e Thuram. Al resto ci pensa il tecnico che modifica le gerarchie anche a discapito dell’ intoccabile Zola schierato prima sulla fascia e poi congedato senza troppi rimpianti.Il Parma di Ancelotti si affida quindi  in attacco al tandem Crespo-Chiesa e in difesa alla coppia Thuram- Cannavaro, che in breve tempo diventano i centrali più forti e più eleganti del mondo. Infine le chiavi della porta vengono consegnate a Buffon, diciottenne, all’epoca, di belle speranze. Lo scudetto però finisce a Torino, sponda bianconera. Il Parma raggiunge comunque uno storico traguardo: il secondo posto in classifica che, oltre a essere il miglior piazzamento di sempre per i ducali, vale la qualificazione alla Champions League.La stagione successiva si apre nel segno della continuità e con l’auspicio della definitiva esplosione di Crespo. Il gruppo è già forte ed è pronto a lottare per lo scudetto. Invece il tricolore è un affare a due tra Juve e Inter con annessi veleni. I gialloblu sono pertanto destinati a essere l’eterna incompiuta, nonostante gli investimenti del patron Tanzi.  Il quinto posto finale non soddisfa la società: le strade di Parma e Ancelotti si separano, al posto del tecnico di Reggiolo arriva  Alberto Malesani, un altro giovane in rampa di lancio. Ancelotti finisce alla corte di Moggi. Ma anche il biennio bianconero si chiude con un bottino magro, zeru tituli per dirla alla Mourinho. E per questo motivo la Triade gli dà il benservito. La su carriera sembra ormai entrata nel limbo. E poi ci sono anche sono i soliti maligni che lo eleggono “Perdente di Successo”. Ma nel 2002  arriva la chiamata dal Milan: l’occasione di una vita. Da quel momento persino i maligni taceranno. Carletto da Reggello è diventato Carlo Magno.Mariano MessineseTwitter:@MarianoWeltgeis

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