AMARCORD: C’ERANO UNA VOLTA MARADONA E VAN BASTEN

AMARCORD: C’ERANO UNA VOLTA MARADONA E VAN BASTEN

Diego Armando Maradona, fonte foto rds. it
Diego Armando Maradona, fonte foto rds. it
Milan-Napoli: Il cigno, El Pibe e la monetina.Formidabili quegli anni. Gli anni 80, ovviamente. Tra riflusso ideologico, yuppies, drive in, bim bum bam, i socialisti al potere e il debito pubblico alle stelle. Ma quest’ultima cosa la ignoravamo. Dopo le pistolettate degli anni di piombo, gli italiani volevano vivere e divertirsi. Del resto anche il calcio tricolore garantiva lo svago: Platini, Zico, Falcao, Antognoni, Van Basten e Maradona. Che scorpacciata di talento. E che spettacolo. Proprio come le sfide tra Milan e Napoli in campionato. Cioè, un duello senza esclusioni di colpi e di monetine tra la capitale economica del Bel Paese e quella morale di un non più esistente regno del Mezzogiorno. O, più poeticamente, tra la nebbia e il mare, la Madunina e San Gennaro, la razionalità meneghina e la creatività partenopea. E soprattutto tra il cigno di Utrecht e il Pibe de Oro, Gullit e Careca, l’innovatore Sacchi e il pragmatico Bianchi, le antenne di Berlusconi e i mattoni dell’ingegner Ferlaino. Con queste premesse è facile capire perchè  nella seconda metà degli anni 80 Napoli e Milan si spartiscono tutto quello che c’è da vincere, lasciando agli altri solo le briciole. Eppure appena un lustro prima sembrava impossibile: sia per i rossoneri, reduci dalla doppia retrocessione per demeriti sportivi ed extrasportivi, sia per gli azzurri che non avevano mai conquistato lo scudetto.Ma la storia di quegli anni racconta anche di scontri epici, su tutti quello del 1 maggio 1988. Il Milan, dopo una rincorsa durata 8 mesi, si presenta al San Paolo con un punto di distacco dal Napoli. Un gol di  “baffone” Virdis spiana la strada ai rossoneri, ma è solo un’illusione: Maradona pareggia i conti con una delle sue punizioni. Nella ripresa il Milan prende il largo, Virdis raddoppia e confeziona l’assist del 3-1 per Van Basten. Sembra finita, Careca però non è d’accordo e accorcia le distanze. Ma il Milan resiste, vince, sorpassa il Napoli e a fine stagione scuce il tricolore dal petto degli azzurri. Tuttavia all’ombra del Vesuvio si diffondono voci incontrollate: Ferlaino s’è venduto lo scudetto in cambio di appalti immobiliari a Milano 3.  No, la Camorra ha scommesso sulla vittoria del Milan e ha minacciato gli azzurri.  Qualche anno più tardi arrivarono le dichiarazioni di un pentito. Anche se i sospetti  non furono mai confermati dalle indagini, ancora oggi i tifosi napoletani si sentono vittime di uno scippo.Due anni dopo però toccò ai rossoneri gridare allo scandalo. Prima la vicenda della monetina e poi il disastroso arbitraggio di Lo Bello nella Fatal Verona. Ma andiamo con ordine. A Bergamo Atalanta e Napoli sono sul punteggio di 0-0. E sembra destinata a finire così. A meno di un quarto d’ora dal termine, la curva bergamasca lancia oggetti in campo. Una monetina rimbalza sulla testa pseudo-ricciuta o pseudo-calva, fate voi, di Alemao. Il brasiliano si tocca la fronte, entra in campo il massaggiatore Carmando che lo convince a buttarsi a terra per far sembrare le cosa più drammatica. Alemao viene sostituito. La partita si chiude 0-0, ma il Napoli presenta ricorso e ottiene la vittoria a tavolino, agganciando in vetta proprio i rossoneri.Intanto in Italia infuriano le polemiche. E come spesso accade, il paese si divide fra innocentisti e colpevolisti, complottisti e santommasisti. Alla fine la parola passa al campo. O meglio al fischietto di Rosario Lo Bello che al Bentegodi ne combina di tutti i colori: nega due rigori sacrosanti ai rossoneri, ne espelle 3 più Sacchi che abbandona la panchina in un rosario (con la minuscola) di improperi. Il Milan cade, mentre il Napoli vince e si invola verso il secondo scudetto. Altri tempi. Ma che tempi. Mariano MessineseTwitter:@MarianoWeltgeis

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