AMARCORD – ALEXANDER MERKEL: IL GIRAMONDO OSSIGENATO

AMARCORD – ALEXANDER MERKEL: IL GIRAMONDO OSSIGENATO

Alexander Merkel, doppio ex di Milan e Genoa - fonte www.tagesspiegel.de
Alexander Merkel, doppio ex di Milan e Genoa – fonte www.tagesspiegel.de
Ci sono maglie che pesano sulle spalle, come quella del Milan, e ci sono cognomi che pesano sempre. Come quello di Merkel, per dirne uno. Già, chiedete ad Alexander Merkel, cosa si prova a portare lo stesso cognome della cancelliera di ferro. Oppure a vestire la casacca rossonera ad appena 16 anni. Un privilegiato? No, al massimo un centrocampista dai polmoni d’acciaio e dal talento da vendere. Almeno secondo la presentazione della Gazzetta. Descrizione essenziale e stringata che non tiene conto però delle origini multietniche dello zarino, nato in Kazakistan da genitori russi, ma cresciuto in Germania. Freddo come la temperatura nella steppa, ostinato come il cognome che porta, nella sua testa ossigenata ha un solo obiettivo: “Voglio mostrarmi per il momento nella Primavera per segnalarmi alla prima squadra. Ho già avuto un piccolo successo, perché da metà novembre faccio ormai parte della prima squadra e partecipo regolamento all’allenamento”.In effetti la Primavera è una vetrina allestita proprio per mettere in mostra il talento. E Merkel ci riesce riportando nel 2010 la coppa italia di categoria a Milano dopo 25 anni di digiuno. Evento epocale che fa sussultare di gioia un raggiante Galliani: “Sono molto contento. In dieci mesi abbiamo riorganizzato il settore, è una soddisfazione immensa”. Ma la realtà è molto più amara dell’ottimismo di Galliani: perchè di quella formazione che trionfò in campo,attualmente solo Verdi e Albertazzi giocano in Serie A.E Merkel? Fu promosso in prima squadra da Allegri e vinse anche lo scudetto, da comparasa. Tuttavia non riuscì mai a imporsi e a giocare con regolarità. Nel 2011 fu ceduto in prestito al Genoa. La sua permanenza nella città della Lanterna durò due anni. Anche lì, però, non lasciò ricordi indelebili: 13 presenze il primo anno, appena 5 il secondo e un brutto infortunio al legamento collaterale del ginocchio. Il resto è storia recente, anzi, cronaca: 6 mesi all’Udinese e altri 6 mesi al Watford, la holding della famiglia Pozzo. Infine quest’anno il passaggio in prestito al Grassophers. Insomma, sempre con la valigia in mano, da una città all’altra, da un paese all’altro, ma con una costante: la panchina.Mariano Messinese Twitter: @MarianoWeltgeis

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