#3MOTIVI PER SFRUTTARE MEGLIO CERCI

#3MOTIVI PER SFRUTTARE MEGLIO CERCI

Alessio Cerci in azione, fonte foto corrieredellosport.it
Alessio Cerci in azione (fonte foto corrieredellosport.it)
Un lungo inseguimento, durato praticamente tutta l’estate. Prima scelta di Inzaghi, il quale, non appena insediatosi sulla panchina del Milan, lo aveva richiesto a gran voce alla dirigenza. Troppi, i 20 milioni pretesi dal Torino per portarlo subito in rossonero. Ecco, quindi, Alessio Cerci volare verso la Spagna, per indossare la maglia dell’Atletico Madrid. Dopo pochi mesi in terra iberica, però, qualcosa per l’esterno di Valmontone è cambiato: quasi mai titolare con Simeone, pochissime presenze ed una sola rete (in Champions League, al Malmoe) collezionate con i ‘Colchoneros’ lo hanno convinto ad affrettare il suo rientro in Italia. Accolto trionfalmente, a braccia aperte, dal Milan (smanioso di liberarsi del ‘pacco’ Torres) e soprattutto da Inzaghi, accontentato nei desideri nel movimentato mercato di gennaio. Da quando indossa la maglia numero 22 che fu di Kakà, però, Cerci ha giocato poco e convinto ancora meno. Perché? Inizialmente Inzaghi ha parlato di un ritardo nella condizione atletica, l’impressione, però, è che l’allenatore non lo impieghi al meglio. Vediamo, allora, i 3 motivi per sfruttare meglio Cerci:1) E’ TRA I POCHI CON IL CAMBIO DI PASSO. A nostro giudizio, Cerci dovrebbe essere titolare inamovibile del Milan poiché l’ex Toro è uno dei pochissimi giocatori in rosa con il cambio di passo. Come Ménez, ma più veloce. Come lo era nella scorsa stagione Taarabt, ma più concreto. È un giocatore di talento ed inventiva, il classico calciatore tutto ‘genio e sregolatezza’ in grado, però, di spaccare in due le difese avversarie, creare la superiorità numerica in fase offensiva, saltare l’uomo con disarmante facilità e portare innegabili vantaggi all’attacco rossonero. Senza dimenticare che, quando gli è stato concesso un minutaggio decente sul terreno di gioco, il buon Alessio si è reso anche utile per la squadra, difendendo con convinzione e dando una mano al centrocampo ripiegando con continuità su entrambe le fasce. È vero, rende più a destra che a sinistra, ma la sua capacità di cambiare il volto dell’attacco, in una squadra che fa del contropiede la sua arma principale, non merita di finire così presto nel dimenticatoio. 2) VEDE BENE LA PORTA. I 12 gol fin qui realizzati in campionato da Jérémy Ménez meritano tanto di cappello. E non ce ne voglia il talentuoso francese se vorremmo spostarlo indietro di una ventina di metri. Ma la storia di Alessio Cerci dimostra che l’attaccante italiano rende al meglio se può agire da seconda punta, libero di svariare alle spalle di un centravanti di ruolo. Bene in quel ruolo, per esempio, aveva già fatto a Firenze, mentre benissimo ha reso nella Torino granata, agli ordini di quel Ventura che lo aveva saputo valorizzare già a Pisa. Giocando negli ultimi 30 metri, sdoganato dai compiti di assidua copertura, Cerci può dedicarsi esclusivamente alla corsa, all’assist vincente, al movimento senza palla, al tiro verso lo specchio della porta avversaria. Tutto ciò può favorire in primis il ragazzo, il cui letale sinistro aspetta solo di essere liberato, ma anche un altro neo acquisto del Milan, Mattia Destro, che possiede tutte le qualità per fare anche meglio del Ciro Immobile versione 2013-2014. Consiglio, quindi, per Inzaghi: una volta abiurato il 4-3-3, che vedeva Cerci larghissimo ed isolato sulla fascia destra, da solo contro tutti, e confermato il passaggio al 4-3-1-2, consideri l’opzione di un Cerci più avanzato. Ne gioveranno gioco e risultati. 3) SERVE NEL PRESENTE E NEL FUTURO. Cerci è giunto al Milan in prestito gratuito per 18 mesi, firmando un contratto con il Milan fino al 30 giugno 2016. Ma mettiamoci nei panni del ragazzo: arrivato in pompa magna a Milanello, accolto come il salvatore della patria, si ritrova nuovamente confinato in panchina. Se proprio doveva stare fuori, almeno a Madrid lottava per vincere Liga e Champions League, non sgomitava per raggiungere (forse) l’ultimo posticino valido per la qualificazione in Europa League. Alessio è un ragazzo giustamente ambizioso, ha scelto a gennaio di passare al Milan per la storia ed il blasone della società, ma, soprattutto, per ritagliarsi nuovamente un ruolo da protagonista assoluto in Serie A. E, se non gioca, se ne andrà. Ipotesi, questa, assolutamente da scongiurare, perché Cerci può e deve diventare un patrimonio della società nell’immediato, con una stagione da salvare ed un piazzamento europeo da conquistare, e nel futuro prossimo, dove dovrà rappresentare uno dei capisaldi dai quali ripartire per costruire le fondamenta della squadra del futuro. D’altronde, la società sembra aver abbracciato la filosofia di un Milan ‘giovane, forte ed italiano’: e chi meglio di Cerci può incarnare al meglio il nuovo spirito del Diavolo?

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